domenica 26 aprile 2026

Adolescenza, come aiutare i figli

 

L’adolescenza è la fase della vita che intercorre tra i 15 e i 18 anni. Si tratta di un periodo “critico” per molti giovani in quanto attraversano delle fasi di crescita in cui non si è caratterialmente abbastanza strutturati per affrontare le nuove problematiche che si presentano. A partire dall’amore, le amicizie, i cambiamenti del corpo, gli impegni scolastici e per alcuni lavorativi. Se i genitori non sono abbastanza presenti, il rischio è che i ragazzi/e prendano strade sbagliate o  addirittura che possano subire momenti di depressione che si portano dietro fino all’età adulta.

L'adolescenza è quel particolare momento in cui un persona entra in una vera e propria ristrutturazione del sé dove è difficile gestire emozioni e reazioni. L’equilibrio famigliare in queste fondamentali fasi è decisivo per permettere all’adolescente di non fare scelte errate. Quanti di noi, se potessimo tornare indietro, farebbero e prenderebbero decisioni completamente diverse? Mettiamoci nei panni dei giovani di oggi e cerchiamo di capire se effettivamente hanno delle basi solide all’interno delle quattro mura di casa. Cosa non funziona nei rapporti tra genitori e figli?

Come prima riflessione, i genitori vorrebbero che i figli assumessero dei comportamenti atti a rispettarli e spesso avvertono il bisogno di effettuare un controllo sulla vita. Ma i ragazzi non devono modificare se stessi affinché possano piacere alla mamma oppure al papà in quanto non sarebbero più loro stessi. Se ad esempio, un ragazzo sviluppa la passione per gli scacchi e il genitore non desidera questo per lui, perché obbligarlo a smettere? Ovviamente le correnti dei figli devono essere tutte volte al bene, altrimenti strade quali droga, furti e altro del genere, vanno immediatamente bloccate. Per poter indirizzare bene i figli occorre il dialogo, un buon rapporto e l’ascolto. Non dobbiamo giudicare gli errori e invece dobbiamo premiare le vittorie.

Ricordo di essermi diplomata con tanto impegno, ho studiato e superato lo scoglio dell’esame di Stato. Ho passato giornate e nottate sui libri, ho parlato con gli insegnanti per comprendere meglio come pormi nella sessione orale. Sono stati tre mesi importanti e quando finalmente sono uscita dall’aula della commissione, mi sentivo libera e felice. Avevo chiuso un capitolo e si aprivano per me nuovi orizzonti. Tornai a casa da scuola e mia madre non mi chiese neanche “Com’è andata?”. Notai una certa indifferenza. Le dissi che avevo superato l’esame e mi rispose solo: “Ok, bene”. Senza entusiasmo, senza un abbraccio, senza un brava. Mio fratello e mio padre erano fuori per lavoro. Tutto passò così, completamente inosservato. Ho impiegato tanto tempo per perdonare questi atteggiamenti che nella mia vita si sono ripetuti in più occasioni. In età adulta, ho scoperto il significato di “disfunzionale” e mi sono risposta ad alcune domande.



Ecco, questo è solo un piccolo esempio che può farvi capire a cosa dare la giusta importanza. I figli hanno bisogno di esprimersi, di parlare dei loro stati d’animo senza avere paura. Hanno bisogno di essere seguiti e amati per come sono, anche se sbagliano e vi fanno arrabbiare. Non vi hanno chiesto loro di venire al mondo ed è per questo che la responsabilità del genitore va oltre ai beni materiali. Si, ci vogliono e bisogna farli stare bene. Ma la cosa più importante è aiutarli a costruire un sé migliore che permetta di andare avanti nella vita anche senza di voi. Aiutateli a camminare sulle proprie gambe, sulla retta via.



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