mercoledì 20 maggio 2026

Migliorare se stessi, perché è importante

 

Immagine creata con Google Gemini

Migliorare se stessi non ha età. Il cambiamento è possibile a vent’anni come a ottant’anni. La cosa importante è iniziare un processo di modifica a piccoli passi, che può illuminare la nostra vita. Lavorare personalmente e quotidianamente sulle parti che non amiamo di noi stessi, è un percorso lungo e pieno di ostacoli; ma quando riusciamo a raggiungere i primi obiettivi, vi assicuro che vi sentirete bene, come non siete mai stati. Il fattore che ogni giorno, non deve mai mancare, è la costanza. E’ fondamentale operare sulla disciplina e la determinazione, in quanto gettano le basi per predisporre un grande cambiamento futuro. Se non sentite il bisogno di migliorare, allora vi state sopravvalutando. Non deve obbligatoriamente nascere un bisogno. Perfezionarsi serve per crescere sul piano relazionale e comportamentale. Non dovete avere i paraocchi, bensì bisogna aprire la mente e allargare gli orizzonti su altri punti di vista, su altre prospettive che fino ad ora non avete considerato.

Ogni giorno può essere decisivo per iniziare un cammino di cambiamento interiore che ci porterà ad accrescere il nostro benessere generale. Non è mai troppo tardi. Il nostro obiettivo dovrà essere quello di rendere la nostra vita più gradevole anche quando si presentano problematiche o situazioni negative. La nostra mente può essere allenata, attraverso il ragionamento, ad accettare e risolvere momenti più difficili. Se in generale siamo insoddisfatti del lavoro, delle nostre relazioni di amicizia o di qualsiasi altra cosa, dobbiamo avere il coraggio di iniziare a modificare qualcosa per produrre effetti positivi su noi e sugli altri.



I primi effetti di un percorso di miglioramento passano senz’altro da un auto esame di coscienza, nel quale riaffiorano tutte le nostre insicurezze, incertezze e dubbi. Ma non dobbiamo assolutamente preoccuparci perché è giusto voler correggere alcune cose del nostro comportamento che non ci vanno a genio. Avere consapevolezza degli errori del passato e non volerli più commettere è un elemento che ci fa onore. Gli obiettivi che mettiamo in campo e che vogliamo raggiungere creano valore alla nostra esistenza.

Quali sono le fondamenta per iniziare a migliorare se stessi? Ognuno può intraprendere un percorso a piccoli passi che faccia assaporare nuove esperienze. Cercate di lavorare su voi stessi ogni giorno e con un certo impegno. Non si finisce mai d’imparare.

Come prima cosa da fare è acquistare dei libri oppure cercateli in prestito o nella biblioteca della vostra città. Dovranno avere tematiche riguardanti l’auto miglioramento, la mindfulness e semmai vi interessa, la crescita spirituale. Ciò vi servirà per comprendere la strada da percorrere e adattarla su di voi. Leggere libri sull’argomento vi lascerà vari consigli, che potrete mettere nel vostro zaino delle conoscenze. Studiare e informarsi su come agire è sempre cosa buona.

Successivamente iniziate a scrivere un diario giornaliero nel quale ringraziate per tutto ciò che di bello c’è nella vostra vita. Anche nelle situazioni negative, imparate a trovare qualcosa di positivo. Scrivetelo come fosse un esercizio quotidiano. Trovate almeno dieci cose della vostra esistenza o delle vostre ultime 24 ore che vi fanno stare bene, anche le cose che date per scontate, come ad esempio la salute. In questo modo, vi renderete conto di quanto siete fortunati.  

Praticate uno sport, tutti i giorni, per circa un’ora, qualsiasi cosa andrà bene. Camminare o correre aiuta a svuotare la mente. Sudate e stancate il vostro corpo. Andrete a dormire con grande soddisfazione.

Rimanere presenti a se stessi è un altro fattore a cui dobbiamo porre attenzione. Spesso, se facciamo un viaggio in treno, in autobus oppure siamo fermi ad aspettare la metro o ancora, siamo a cena con amici oppure in famiglia, non facciamo altro che guardare lo smartphone. Grazie al cellulare non ammiriamo più cosa ci succede intorno, non ascoltiamo più ciò che gli altri hanno da dire. Siamo presi da Facebook, Instagram e tutto ciò che possiamo guardare sullo schermo. Dobbiamo imparare a darci dei tempi per ogni cosa. Prova ad osservare il paesaggio durante un viaggio, godiamo della natura che ci circonda o della città che attraversiamo. Stiamo con i nostri pensieri e analizziamoli. Ogni giorno è perso se non siamo presenti a noi stessi.

Circondatevi di persone positive, scherzose, divertenti e sorridenti. Se stiamo insieme a qualcuno che non si lamenta e non trasmette negatività, noi possiamo assumere gli stessi atteggiamenti dell’altro. Se abbiamo amici o conoscenze stimolanti e brillanti cerchiamo di organizzare uscite insieme e avere delle buone esperienze. Se non avete amici, non ha importanza. Iniziate a conoscere gente diversa e scambiare una conversazione con qualcuno che vi desta curiosità.

Questi sono solo alcuni consigli che potete mettere in pratica per ritrovarvi e iniziare ad avere delle giornate più gradevoli. Cerchiamo di vivere con serenità e la pace dell’anima perché di problemi nel mondo ce ne sono tanti e noi, con dei piccoli gesti quotidiani, possiamo fare la differenza.  

lunedì 18 maggio 2026

Empatia, sogno persone che splendano di empatia


Sogno un mondo di persone empatiche, che si mettano nei “panni” del prossimo per capire che ognuno di noi ha i suoi problemi e le sue preoccupazioni. Desidero persone che splendano di delicatezza ed eleganza nel rapportarsi e soprattutto di educazione. Quando ci rivolgiamo ad un’altra persona, sarebbe davvero magnifico utilizzare tutto il rispetto del caso. Quando entriamo in un negozio o quando il cameriere ci serve un pasto al ristorante, dire semplicemente “grazie” può cambiare la giornata di qualcuno. Eppure molte regole base della comunicazione, vengono dimenticate o più erroneamente date per scontato.


Sogno una nuova Era di illuminismo, caratterizzata da nuove regole incentrate sul rispetto della natura, sull’educazione civica, sulla disciplina scolastica, sull’attenzione verso gli animali, essere viventi come noi; sulla cultura, sul benessere fisico e mentale e sulla rinascita dell’anima come materia per la ricerca dell’auto conoscenza. Si, lo so cosa stai pensando “è utopia”, perché a sentire il telegiornale ogni giorno, mi stupisco di quanto “male” immotivato e gratuito venga elargito al mondo.

E se la maggior parte di noi fosse in grado di provare vera, pura e autentica empatia? La nostra vita su questa Terra potrebbe migliorare profondamente? L’empatia è la capacità di cogliere pensieri, stati d’animo e problematiche di un’altra persona. Il termine inglese “empathy” fu introdotto nel 1909 da Edward Bradford Titchener e significa “sentire dentro”. L’empatia inizia a formarsi nel bambino intorno ai sei, sette anni di vita quando si crea la capacità di assumere la prospettiva di un altro essere vivente. Questa facoltà si sviluppa grazie all’attenzione che noi stessi abbiamo avuto nei riguardi dei nostri sentimenti e delle nostre emozioni. Infatti, la primissima empatia si sviluppa proprio all’interno delle mura di casa e specificatamente nella relazione tra figli, fratelli, sorelle e genitori. Successivamente si modifica e si perfeziona nelle relazioni d’amicizia, amorose e in età più adulta tra colleghi di lavoro e via dicendo.

Immagine creata grazie a Google Gemini

Per percepire lo stato d’animo di un’altra persona è necessario aver affinato la comunicazione non verbale che ci consente di  comprendere alcune caratteristiche che affiorano in un momento di difficoltà dell’altro, come ad esempio la postura, il tono della voce, le vibrazioni negative e l’espressione del volto. Generalmente le donne hanno un empatia molto più sviluppata rispetto ad un uomo perché il cervello femminile attiva in modo naturalmente neurologico il sistema dei “neuroni specchio”. In sostanza, le donne sono più predisposte biologicamente e riescono a comprendere immediatamente le emozioni altrui.

Perché alcune persone non sono empatiche? L’empatia si sviluppa già dai primi mesi di vita. Infatti, se un neonato vede piangere un altro bambino, reagisce al suo dolore come se fosse il suo e lo imita piangendo lui stesso. I genitori sono i primi educatori dell’empatia in quanto l’infante stringe le prime relazioni proprio con loro. Se la mamma e il papà non mostrano alcuna reazione verso il bambino che esprime gioia, dolore e bisogni di gesti affettuosi, succede che il figlio comincerà ad evitare di comunicarle e successivamente anche di provarle. I sentimenti verranno così apertamente sconfortati dai genitori da portarlo ad un punto nel quale il bambino non tenterà più di fare richieste emotive o di esprimerle. Le conseguenze di questo atteggiamento si verificano poi nell’età adulta quando il soggetto potrà diventare completamente privo di empatia e con l’incapacità di entrare in contatto o in sintonia con il prossimo. Nelle situazioni più gravi, come ad esempio persone che compiono atti di natura criminale, l’empatia è assente in quanto non riescono a comprendere il male che possono provocare negli altri.

Fonte: “Il libro delle emozioni” di Umberto Galimberti

domenica 17 maggio 2026

Albert Einstein e il pensiero di Dio

Nel 1922 all’università di Berlino il corso di fisica era il più seguito della facoltà perché il professore era Albert Einstein. Infatti, nel 1919 fu convalidata la sua “Teoria della relatività generale” e nel 1921 ricevette il premio Nobel per la fisica. Non servono presentazioni per un mostro sacro come lui. Una sera, al termine della lezione, una sua studentessa si avvicinò alla cattedra per rivolgergli una domanda: “Professore, che cosa cerca nelle sue equazioni?”. Einstein rispose così: “Voglio sapere come Dio ha creato l’universo. Non mi interessa il singolo fenomeno o il singolo particolare. Ciò che voglio conoscere è il pensiero di Dio”. L’aneddoto è tratto dal magnifico libro che consiglio caldamente di leggere: Dio la scienza le prove di Michel-Yves Bollorè e Oliver Bonnassies.



La frase fece il giro della Germania che all’epoca, anche se il nazismo non era ancora radicato, mise nervosismi all’interno del partito nazionalsocialista. Infatti, le correnti politiche di quel periodo erano contrari ai sostenitori delle teorie evoluzionistiche dell’universo. Addirittura, Albert Einstein ricevette a casa delle lettere minatorie. Le equazioni che descrivono la “Teoria della Relatività” tracciano un universo che non è immobile, ma in espansione. Lo spazio si espande, le galassie si allontanano e tutto ciò fa pensare che l’universo ha avuto un punto di origine. La “Teoria della Relatività generale” spiega in modo specifico e rivoluzionario il ruolo della forza di gravità. E’ possibile approfondire questo aspetto al sito dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.

Immagine generata con Google Gemini

Albert Einstein con la risposta data alla sua allieva universitaria aveva mescolato Dio alla Scienza. Il suo pensiero ero volto ad una forma di credo cosmico, nel quale un’immensa energia rendeva armonioso tutto l’universo. Il fisico era lontano dall’immagine del Dio delle Sacre Scritture. Era invece propenso a cercare il suo pensiero nella perfezione dello spazio. Nel 1956, Einstein scrisse una lettera al matematico Maurice Solovine nella quale troviamo un’interessante affermazione: “È qui che compare il sentimento del ‘miracoloso’ che cresce sempre più con lo sviluppo della nostra conoscenza. E qui sta il punto debole dei positivisti e degli atei di professione, che si sentono paghi per la coscienza di avere con successo non solo liberato il mondo da Dio, ma persino di averlo privato dei miracoli”. Puoi visitare il sito Star Magazine per leggere il seguito della lettera. I miracoli di cui parla Einstein si riferiscono alla profonda bellezza e misteri racchiusi nell’energia cosmica. Come non inchinarsi a tale profondità e insondabilità?

Nel 1929 Einstein dichiarò in un intervista al “Saturday Evening Postun giornale americano che era affascinato dalla figura del Nazareno: Sono affascinato dalla figura luminosa del Nazareno. Nessuno può leggere i Vangeli senza sentire la presenza attuale di Gesù. La sua personalità pulsa ad ogni parola. Nessun mito può mai essere riempito di una tale vita».


L’amigdala, che cos’è e come gestirla

 

L’amigdala è un complesso di tessuti nervosi che si trovano nel cervello e sono situati nella parte centrale, in profondità ed appartiene al sistema limbico, ovvero la rete che gestisce emozioni e paura. Ha la forma di una mandorla e si occupa di mettere in allarme l’organismo quando si presentano situazioni di pericolo, cioè quando il corpo percepisce una paura. In altre parole, ha la funzione di innescare una reazione di fuga. Il corpo mette in moto un battito cardiaco accelerato e una particolare tensione muscolare. La risposta dell’amigdala non è solo di tipo fisico, ma si occupa anche di memorizzare il trauma. Praticamente avviene la registrazione di un evento negativo affinché il corpo umano possa reagire immediatamente qualora si dovesse ripresentare in futuro. Oltre a guidarci in situazioni di gravità, questo sistema ha la capacità di gestire tristezza, rabbia e stati d’umore generali. Ad esempio, se il nostro corpo è costantemente esposto ad uno stress prolungato, per giorni o mesi, l’amigdala è possibile che rimanga in uno stato di vigilanza attiva e si creano così le condizioni per reazioni anche a piccole cose. L’ansia, può essere un disturbo che ci viene proposto proprio dall’amigdala a causa della memorizzazione di ricordi negativi.



Durante gli attacchi di ansia e panico, anche per eventi innocui, l’amigdala invia il segnale di allarme. Da quel momento, il corpo e la mente scatenano la reazione; ed è molto difficile bloccare il processo. Attraverso la meditazione e pratiche di gestione dei pensieri, dobbiamo cercare di insegnare al nostro cervello a concentrarsi su altro per impedire l’attivazione dello stress. Dobbiamo imporci ed allenarci a di darci una bella calmata per ostacolare inutili perdite di energia. La regolazione del cervello richiede tempo e impegno. Spegnere processi negativi e ansiosi, non si otterrà dall’oggi al domani. E’ importante applicarsi e rendersi conto che ogni tentativo è già un buon risultato. Attraverso la conoscenza del funzionamento del nostro cervello, sappiamo che alcuni disturbi dipendono da situazioni ben precise e lavorare su di essi ci aiuterà a risolvere i problemi che abbiamo e a gestirli nel migliore dei modi. La cosa fondamentale è fare pratica ogni giorno, sperimentare tecniche di rilassamento e meditazione, ragionare su strategie di adattamento e comprendere cosa fa al caso nostro.

La paura, l’ansia e il panico ci arrivano senza avvisarci e soprattutto quando siamo soli o in situazioni dove dobbiamo fare una prestazione, che può essere lavorativa, come una presentazione oppure scolastica, tipo un esame. Ragionare sui metodi migliori da utilizzare ci aiuta a superare certi momenti. Una cosa che funziona molto bene sono gli oggetti o i mantra che creiamo e ai quali doniamo un potere energetico curativo. Molte persone hanno risolto le loro insicurezza indossando una collana con un ciondolo protettivo, oppure portano con sé una pietra particolare o un oggetto, che può essere qualsiasi cosa. Altri si avvalgono di mantra. Spesso viene utilizzata la preghiera dell'Ho'oponopono: “Ti amo, mi dispiace, ti prego perdonami, grazie”. La ripetizione costante di queste parole, produce calma, pace e serenità. L’effetto è molto positivo e blocca qualsiasi ragionamento negativo.

Immagine generata da Google Gemini relativa ad ansia e panico


Relatività vibrazionale, che cos’è e come applicarla


La relatività vibrazionale è un concetto che nasce nell’ambito dello sviluppo personale ancora prima nelle tradizioni spirituali antiche. E’ spesso utilizzata nei contesti della “legge di attrazione” e nella fisica teorica quantistica. In sostanza è l’allineamento e la compatibilità vibrazionale tra ciò che un essere umano desidera e la convinzione che si ha per realizzare quello specifico desiderio. Se ad esempio il nostro desiderio è quello di cercare un partner ideale, la nostra convinzione dovrà spingerci a volerlo veramente incontrare e non a pensare il contrario. In altre parole, ciò che desideriamo, dovrà trovare un reale riscontro nel nostro modo di concepirlo, senza auto sabotarci con pensieri negativi.




La relatività vibrazionale è stata studiata e ampliata con lo scopo di mettere in equilibrio lo stato emotivo interiore e gli obiettivi che intendiamo raggiungere. Perché è importante dare spazio alla determinazione dei nostri pensieri? La risposta si trova nelle interpretazioni di filosofia quantistica che ci suggeriscono un funzionamento dell’universo fatto di energie e vibrazioni. Il nostro corpo e la nostra mente sono materia facente parte dell’universo. Ciò ci spinge a pensare che siamo fatti di energia e pertanto la produciamo grazie a specifiche frequenze. I nostri pensieri e la nostra predisposizione producono onde vibrazionali energetiche che sono in grado di attrarre ciò che desideriamo. Praticamente il nostro stato emotivo volto alla positività ha la facoltà di guidarci e di essere un fattore attrattivo per le cose belle della vita.  


Proviamo a fare un esempio pratico. Il consiglio è sempre quello di partire da desideri semplici che possono trovare facile realizzazione. Se il mio desiderio è di avere un buon rapporto con tutti i colleghi di lavoro, comincerò con il fare una piccola analisi del mio comportamento con loro. Se ho la convinzione di sentirmi fuori luogo, non apprezzato e non considerato, poniamoci la domanda: “Io cosa ho fatto per farmi notare?”, “Qual è l’atteggiamento che ho nei confronti dei miei compagni di lavoro?”, “Posso migliorarmi e modificare qualcosa in me?”. Dopo aver dato le risposte oneste e reali a queste domande, dovete convincervi di quanto segue: le persone sono diverse tra loro ed hanno caratteri differenti, devo pormi in maniera gradevole con ognuno di loro cercando di comprenderle e apprezzarle per le loro qualità. Se può esservi d’aiuto, scrivete un diario con la data e il primo facile desiderio che avete in mente. Scrivete tutti i vostri ragionamenti e gli sviluppi quotidiani. Nell’arco di poco tempo vi ritroverete con il desiderio realizzato. Poi passerete a successivo con lo stesso schema.


Un libro interessante da leggere relativo al tema trattato è "Chiedi e ti sarà dato" di Esther e Jerry Hicks

 

sabato 16 maggio 2026

Progresso spirituale, raggiungere il contatto divino


Il progresso spirituale è un progetto interiore che ognuno di noi stabilisce e che ha l’obiettivo di far affiorare una maggiore consapevolezza di sé, un miglioramento degli stati di coscienza e un cambiamento di vita con abitudini volte al bene. Le basi su cui lavorare sono il raggiungimento della pace interiore e la trasformazione dei propri comportamenti che implicano la coltivazione e lo sviluppo di azioni virtuose. Il progresso spirituale può essere eseguito sia attraverso l’aiuto di gruppi di lavoro che mediante esercizi svolti singolarmente. La chiave di volta è sicuramente la convinzione ad evolversi verso l’illuminazione.




I punti più importanti affinché si possa iniziare un vero percorso di formazione coinvolgono uno spazio dedicato alla lettura e allo studio di pratiche idonee alle nostre giornate. E’ fondamentale iniziare con piccoli passi per comprendere sia ciò che stiamo cercando, sia le tempistiche da darci in base agli impegni lavorativi. Ottenere tutto e subito è molto improbabile da realizzare. E’ decisamente consigliabile informarsi sugli esercizi di meditazione che ci aiutano a dare un controllo migliore ai nostri pensieri. Non pensate che sia facile. Ci vuole determinazione per migliorarsi. Inoltre, durante la nostra giornata abbiamo bisogno di raccoglierci in preghiera perché è un istante di intimità con il divino. E’ un momento nel quale possiamo confidargli tutti i nostri dubbi, le incertezze e le paure che ci affliggono; ed è soprattutto il tempo giusto per ringraziare per ciò che abbiamo. Dobbiamo essere grati delle nostre fortune. Infine, coltivare l’amore e la comprensione sia per sé stessi sia per il prossimo. L’esame di coscienza che può trattarsi di un ragionamento con se stessi oppure della compilazione di un diario, è decisiva per analizzare i propri comportamenti e le azioni che vengono compiute nella nostra esistenza, passata e presente. Perdoniamo chi ci ha fatto del male e chiediamoci il perché.



Il nostro corpo fisico vive in una dimensione terrena, concreta ed è perfetto nel suo funzionamento. Anche considerando le eccezioni. Siamo fatti di cellule che a loro volta nascondono un mondo incredibilmente complesso; il tutto non è certo frutto di una casualità. Il corpo umano e gli altri esseri viventi della Terra, sembrano essere un prodotti di laboratorio, in quanto sono dotati di sistemi realizzati ad hoc. Il corpo che indossiamo ogni giorno è il mezzo che ci permette di compiere il nostro scopo, qualunque esso sia. Ci sono persone che prendono coscienza di ciò ed altre che lo ignorano completamente. Ogni anima dovrà fare il suo percorso che ha l’obiettivo di illuminarsi per raggiungere i piani superiori. C’è chi ha bisogno di più vite per evolversi. Se proviamo a studiare, informarci e leggere, per cercare quel qualcosa che ci migliorerà la vita, avremmo trovato cibo per l’anima. L’ansia, la depressione, la tristezza e l’apatia spariranno per lasciare spazio alla pace interiore.

lunedì 11 maggio 2026

Resistere alle tentazioni sessuali e seduttive

 

Molti uomini e donne, felicemente fidanzati oppure sposati, si lasciano andare alle tentazioni di carattere sessuale o seduttive. Sono distrazioni che possono comodamente entrare nella vita quotidiana e farci perdere momentaneamente la strada. E’ come fosse una piccola deviazione che può durare una notte oppure qualche mese. In altri casi, le relazioni clandestine possono avere tempi maggiori, addirittura anni. I partner traditori, si auto giustificano dichiarando di non amare l’altro/a, ma di essere ancora innamorati del proprio compagno/ a. Si tratta in altre parole di un abbandono agli istinti sessuali.




Per tradimento sessuale intendiamo esplicitamente un rapporto con un’altra persona. Per quanto riguarda quello seduttivo, parliamo invece di una semplice relazione verbale, di tatto, di sguardi e d’intesa con qualcuno, senza mai approfondire fisicamente. Per intenderci, è una sorta di rapporto platonico. Alcune persone diventano dipendenti da questo tipo di piaceri e possono restare incagliati in situazioni particolari creando poi un circolo vizioso. Insomma, soddisfatto un appetito, è probabile che poi torni di nuovo fame e si ricomincia! In realtà, l’essere umano deve avere un certo controllo di base perché la promiscuità non è mai una buona idea. Gli istinti, anche se leciti, vanno comunque tenuti a bada in quanto siamo dotati di un intelletto che ci “salva” dagli errori che potremmo commettere. Chiaramente guardare un bell’uomo o una bella donna e crearci un pensiero, non ci condanna al tradimento. Se tutto gira intorno alla fantasia, ma niente fatti, è anche divertente pensarci su’.

Ci sono periodi della nostra esistenza dove il desiderio sessuale è più forte. Se utilizziamo questo fuoco interiore esclusivamente con il nostro compagno/a, possiamo trarne benefici per la coppia. Lasciarsi distrarre da altre situazioni può portare ad una degenerazione lenta e dolorosa dei rapporti che abbiamo dentro casa. Si potrebbero innescare riflessioni e soprattutto paragoni che non fanno altro che screditare l’altro. Dobbiamo essere consapevoli che le “leggerezze” di un’alternativa si ripercuotono sui nostri partner. La cosa giusta da fare è scegliere da che parte stare.

sabato 9 maggio 2026

Vuoto emotivo, la sensazione di non avere uno scopo

 

Avete mai provato quella maledetta sensazione di non avere alcuno scopo nella vita? Vi siete mai chiesti perché state su questo mondo e cosa dovete fare? E se ciò che fate ha davvero un senso? E’ la sensazione di quelle persone che si alzano la mattina, vanno a lavorare, tornano a casa, mangiano e il giorno dopo è uguale al giorno prima. E’ la percezione di quelle persone che quando hanno il giorno di riposo dal lavoro, non sanno cosa fare perché sono sole, non hanno amici oppure quei pochi che hanno sono sposati con figli ed hanno altro a cui pensare. Sono quelli che piangono perché avrebbero semplicemente bisogno di scambiare due chiacchiere con qualcuno. Sono anche quelli che non hanno un partner, non hanno famiglia, non hanno figli e forse neanche un cagnolino da compagnia.




Penso che questo tipo di persone, in fondo sono molto coraggiose, sono degli eroi perché affrontano la quotidianità e i problemi come dei guerrieri. Non hanno l’appoggio di nessuno e questo li rende sempre più forti perché si risolvono da soli. Hanno la capacità di auto difendersi e di esternare una grande energia, una luce che risveglia l’anima. La solitudine è una buona amica quando c’è la necessità di evolversi spiritualmente ed emotivamente. Le più grandi riflessioni si fanno in stati di raccoglimento e silenzio. Tantissime persone si abituano a questa condizione, si adattano e ne traggono giovamento. Facendo un serio percorso di “rinascita” e meditazione, hanno la capacità di trovare la felicità nella serenità e tranquillità della loro giornata. Ed è questo il vero scopo della vita, elevarsi, accrescere le proprie conoscenze e dare amore al mondo con la propria luce energetica.

venerdì 8 maggio 2026

Smetti di creare emozioni negative

 

La negatività è un modo comportamentale di orientamento pessimista. Si tratta di un energia nociva che influenza il proprio benessere personale e anche di tutti coloro che ci gravitano intorno. E’ un approccio critico e sgradevole alla vita che produce continue lamentele su cose o persone. I pensieri ricchi di negatività hanno la facoltà di inquinare l’ambiente nel quale ci troviamo e molto spesso chi vive vicino ad una persona negativa, si allontana per “intossicazione”. I soggetti pessimisti non si rendono conto di essere contagiosi e di creare una situazione tesa e pesante. Se pensiamo ad esempio, ad un ambiente di lavoro oppure in una famiglia, dove c’è una persona che esprime riluttanza, rancore, e infelicità; inevitabilmente cercheremo di tirare un sospiro di sollievo allontanandoci.

Cosa fare quando il nostro sguardo è concentrato soltanto sui pensieri negativi? Prendere coscienza della nostra fase nera e infelice, è il primo passo da fare. Facciamo un reale discorso con noi stessi, non auto inganniamoci e cerchiamo di capire perché siamo insopportabilmente pesanti. Qual’è il problema? Non ci piace il lavoro che svolgiamo? Oppure non stai più bene con una persona? O peggio, hai perso una persona cara o sei vittima di un dolore fisico? Con qualsiasi problematica tu abbia a che fare, non puoi fare altro che trasformare il tuo disagio in accettazione. Quando avrai svolto una reale riflessione sulla tua questione negativa allora potrei passare all’azione. E’ possibile modificare qualcosa per migliorare la vita? Bene, non lamentarti, ma inizia a muovere i primi passi per costruire le tue giornate future eliminando il pessimismo. Assumiti la responsabilità e abbandona le emozioni che ti mettono avversione.




Per affrontare le battaglie dell’esistenza, di qualsiasi natura esse siano, più o meno gravi, il disfattismo non è di certo una buona idea in quanto attira ulteriore energia negativa. E’ come se l’infelicità si propagasse maggiormente. Inoltre, che tipo di utilità porta avere un atteggiamento catastrofico? Risolve qualcosa? Direi proprio di no. La responsabilità è solo la nostra. Lasciamo cadere le avversità, come se abbandonassimo un bagaglio pesante che ci trasciniamo dietro da tempo; ormai sarai esausto. Prendiamo atto che l’accettazione è la strada migliore da percorrere. Bisogna percorrere la via della guarigione interiore cercando di comprendere che soltanto noi possiamo cambiare la prospettiva con la ragione, la fede e i buoni sentimenti.  

giovedì 7 maggio 2026

Persone ottuse, come comportarsi e sopravvivere

Sono certamente convinta che nel corso della vostra esistenza avrete incontrato una o più persone ottuse. Sono facilmente riconoscibili in quanto agiscono con poco intelligenza, mostrando comportamenti poco idonei alla situazione e spesso insensati. Questo tipo di soggetti hanno una chiusura mentale che provoca piena insoddisfazione quando avete con loro una conversazione nella quale cercate di spiegare il vostro punto di vista. Sono quelle persone alle quali si potrebbe tranquillamente rivolgere il dilemma: “ma ci sei oppure ci fai?”.



Normalmente, nella vita ciò che conta è fare bene il proprio lavoro, in maniera efficace ed efficiente, comportarsi bene ed essere gentili con il prossimo e fare progetti per il futuro a lungo termine. Gli ottusi invece, hanno tutt’altri scopi ovvero le questioni a breve termine. In sostanza, sono persone opportuniste che vivono alla giornata senza curarsi delle conseguenze di ciò che dicono oppure di ciò che fanno. Non hanno filtri e pertanto quando parlano non fanno riflessioni profonde. Vivono sulla linea dell’opportunismo. Praticamente agiscono esclusivamente per i loro obiettivi personali. Dove trovano da arraffare, qualsiasi cosa, loro ci sono!

Se per forza di cose, dobbiamo avere a che fare con gli ottusi, la strategia migliore è quella di allontanarsi e ignorarli. E’ inutile cercare di parlare o di cambiare i loro comportamenti, anche volti a fare del bene. Purtroppo, non comprendono ciò che fate per essere gentile. Anzi, pensano che tutto sia dovuto. Nella vita lavorativa, bisogna “combattere” con più persone ottuse. Tra di esse, si può tentare di dare spazio e fiducia ad un collega che sperate abbia bisogno di aiuto e di un po’ di stima in più. Per mesi, perderete tempo ed energie. Fate di tutto per agevolarlo, per dedicargli discorsi infiniti per risolvere tutti i suoi dubbi. Ad oggi vi posso confermare che tutte intenzioni saranno vane perché dal primo giorno, fino all’ultimo, purtroppo non cambierà nulla. Vi dirò di più, le sue richieste saranno sempre maggiori. Come se tutto gli aspettasse di diritto. Infine, mollerete! Capirete che non potevo migliorarlo perché, l'ottuso non è mentalmente maturo e propenso a seguire i vostri consigli..


La nostra posizione davanti agli ottusi è semplice: dobbiamo trattarli come tali. Sappiamo che esistono, in grande quantità e dobbiamo dargli l’importanza che meritano, cioè di basso livello. Non hanno la volontà di evolversi e crescere. Quando s’imbattono nella nostra giornata, dobbiamo sopportare in modo paziente la loro presenza, cercando di curarci il meno possibile di ciò che fanno e delle critiche non costruttive che sputano fuori. Non c’è niente da fare, non c’è rimedio per poterli elevare. Cerchiamo di non abbassarci mai ai loro modelli di comportamento. 






mercoledì 6 maggio 2026

Esperienza di Pre- Morte, NDE Near-Death Experiences, il racconto di Dannion Brinkley

Dannion Brinkley imprenditore e autore di bestseller ha scritto il libro “Ritorno dall’Aldilà”. E’ un uomo che ha vissuto un Esperienza di Pre- Morte, NDE Near-Death Experiences. L’autore racconta che il 17 settembre del 1975 era a casa. Era tornato da poco da un viaggio in Sud America e lavorava per il governo, oltre ad avere varie attività in corso. Quel giorno, era al telefono e fuori c’era un bel temporale che dava il meglio di sé. Mentre era in conversazione telefonica, un fulmine lo ha colpito.

“Il suono che sentii fu quello di un treno merci che mi perforava l’orecchio alla velocità della luce. Scariche elettriche mi trapassarono il corpo e sentii ogni mia singola cellula bruciare come se fosse immersa nell’acido di una batteria. Poi me ne andai in un altro mondo” scrive Dannion Brinkley nel suo primo capitolo del libro.


L’autore racconta che dopo la sofferenza e il dolore profondo iniziale che ha provato, è arrivata la pace e la tranquillità.

“Era una sensazione che non avevo mai provato prima di allora e che non ho mai più sentito in seguito. Era come immergersi in una magnifica calma”.

Mentre la moglie lo soccorre incredula, chiamando l’ambulanza, Dannion Brinkley racconta di essersi ritrovato fuori dal corpo in uno spazio grigio- blu dove poteva ragionare e formulare dei pensieri.

“Non avevo la minima idea di cosa fosse successo. Vedevo il mio corpo e mia moglie che mi fissava. Pensai che dovevo essere morto. Ero dispiaciuto per mia moglie Sandy, ma non mi curavo della persona che giaceva sul letto”.

Arrivarono i paramedici che prestarono i primi soccorsi. Presero il corpo e lo caricarono sull’ambulanza, direzione ospedale.

“Sopra al mio corpo morto si stava formando un tunnel che si apriva come l’occhio di un ciclone sempre più vicino”.


Déjà vu, che cos'è e quando si verifica

Un luogo visitato per la prima volta, abbiamo l’impressione di averlo già visto, di esserci già stati. Questa sensazione viene chiamata dagli psicologi “déjà vu. Il significato, del termine francese, è “già visto”. Si tratta di un’esperienza che hanno vissuto almeno il 70 per cento delle persone. E’ un fenomeno spesso attribuito ad un errore cerebrale e neuro psicologico. Si verifica maggiormente quando il soggetto è sotto stress oppure stanco. Le scienze della psiche affermano che il “déjà vu” è una sorta di anomalia temporanea della memoria. In sostanza, il cervello processa le informazioni sensoriali su quel determinato luogo in modo errato. Altre teorie collegano questa impressione ad immagini di sogni che poi vengono “ripescati” a livello inconscio. Si potrebbe parlare anche di una deduzione chiamata precognizione, significa che una persona potrebbe sognare un luogo in cui non è mai stata, ma che nel futuro visiterà. In questo modo, nonostante il sogno cada nel dimenticatoio, si avrà comunque una certa famigliarità nel vedere posti nei quali non abbiamo mai messo piede.

 


Un’altra spiegazione può essere ricondotta alla rassomiglianza. In altre parole, la scena che noi stiamo guardando ci sembra di averla già vissuta perché assomiglia a qualcosa che abbiamo realmente fatto. Ma il cervello non riesce a ricordate quale. Il “déjà vu” si verifica anche in alcuni bambini con casi di reincarnazione quando raccontano di essere già stati una città o un paese da loro indicato come luogo della vita precedente. Strade, quartieri e casa appaiono famigliari. Anzi i bambini si accorgono anche di possibili cambiamenti che si sono verificati come una nuova costruzione oppure nuovi alberi ecc.

“Occasionalmente, degli adulti che hanno avuto delle esperienze di “déjà vu” hanno affermato che, in quel momento ma anche in seguito, si sono accorti di avere un’inaspettata conoscenza del luogo in cui si era verificata l’esperienza. Ad esempio, si sono accorti di sapere che dietro l’angolo di un palazzo si trovava la bottega di un fabbro quando questa era totalmente fuori dalla portata della loro vista. E tale bottega, poi c’era veramente”. Tratto dal libro "Bambini che ricordano altre vite" di Ian Stevenson



martedì 5 maggio 2026

Disistima, come bloccare i pensieri negativi

Quando i pensieri negativi su noi stessi si presentano sotto forma di auto critiche costanti e ripetitive, stiamo semplicemente dando spazio ad una parte di noi stessi che diventa antipatica e ingombrante. Il ragionamento tossico, può creare danni davvero molto importanti, perché nel lungo periodo finiremo di convincere il nostro cervello che siamo delle nullità. Si potrebbe creare un circolo vizioso dal quale è difficile uscire e la nostra visione delle cose sarà ovviamente del tutto negativa.



La disistima nasce da un costante confronto che facciamo di noi stessi con gli altri, quelli che pensiamo siano migliori di noi. Questo sistema si attiva sia perché fin dall’infanzia siamo stati oggetto di paragoni con il fratello o la sorella oppure i figli degli altri; sia perché noi stessi ci auto trattiamo non come persone, bensì come marionette. Ci sembra che non esista null’altro al di fuori dei nostri fallimenti. Chiaramente, i nostri problemi di auto stima e denigrazione non sono semplici da risolvere. Mettevi in mente, che avete bisogno di tempo e soprattutto di impegno. Parlo per esperienza personale!

Quali sono i passi fondamentali che ci consentono di saltare gli ostacoli dei pensieri negativi?

Come prima cosa, domani mattina quando vi svegliate, iniziate a pensare che sarà una buona giornata e che qualsiasi cosa accada, non dovete perdere la calma. Dovete utilizzare il controllo della mente. Voi non siete i vostri pensieri. Fate un elenco di attività che dovrete svolgere durante la giornata o prima o dopo il lavoro. Tra le azioni che dovrete compiere, metteteci una bella passeggiata di 30 o 60 minuti, magari in un parco oppure al mare. Fare attività fisica produce ormoni del benessere. Sentite i profumi, guardate il cielo, siate presenti a voi stessi. Non divagate con la mente.

La seconda cosa da fare, quando comincia il ciclo devastante, è utile bloccarlo con un mantra da recitare. Io utilizzo la preghiera dell'Ho'oponopono: “Ti amo, mi dispiace, ti prego perdonami, grazie”. La ripetizione costante di queste parole, produce calma, pace e serenità. L’effetto che fa su di me è molto positivo e blocca qualsiasi ragionamento auto denigratorio.

La terza cosa è iniziare una qualsiasi attività dove si utilizzano le mani o il corpo. La distrazione verso un lavoro di tipo manuale, fa smettere di rimuginare continuamente. Dovete essere presenti a voi stessi affinchè possiate concentrarvi su ciò che state facendo.

Ricordati, tu non sei i tuoi pensieri e non sei meno di altri. Non curarti degli altri, non essere invidioso. Tutti hanno i loro problemi, anche coloro che sembrano stare bene, ricchi e simpatici. Se tu ascoltassi le disgrazie altri, ti riprenderesti i tuoi. Concentrati e non mollare!



domenica 3 maggio 2026

Esperienze di Pre- Morte, NDE Near-Death Experiences, la testimonianza di una donna

Le esperienze di Pre- Morte, anche note come NDE Near-Death Experiences sono vicende raccontate da persone di tutto il mondo e di diverse religioni che hanno avuto un evento che ha portato alla morte temporanea, come un arresto cardiaco, un incidente o traumi di vario genere. I soggetti, tornati poi in vita, narrano episodi di distacco dal corpo, il passaggio in un'altra dimensione o stato di coscienza, una profonda sensazione di serenità e in alcuni casi l’incontro con esseri di luce oppure parenti o conoscenti defunti. Le testimonianze di NDE Near-Death Experiences sono nitide e non si dimenticano (come i sogni) nell’arco di lungo tempo.



Riporto di seguito la testimonianza di una donna che ho tratto dal libro “La vita oltre la vita” di Raymond Moody.

“Il dottore mi aveva già dato per morta, ma io sopravvissi. L’esperienza che avevo attraversato era tuttavia così gioiosa da non lasciarmi alcuna sensazione sgradevole. Mentre rientravo in me aprii gli occhi e mia sorella e mio marito mi videro. Vedevo la loro gioia e le loro lacrime. Mi pareva di essere stata richiamata, come da una calamita, dall’amore di mia sorella e di mio marito. Da allora credo che altri possano ricondurci in vita”.

Moltissime persone che hanno vissuto un’esperienza così forte, hanno raccontato che l’amore e la preghiera dei propri cari sono fondamentali per generare una forza concreta. L’atto di fede e il sentimento sincero possono creare l’energia che può essere percepita da chi è, in quel momento, in un'altra dimensione.



Origini ed evoluzione del rituale di sepoltura

Le prime forme di comportamento religioso risalgono a molto tempo fa. Precisamente a circa trentamila anni fa, ma i riti di sepoltura sono ancora più antichi. La religione e l’adorazione di una forma divina, accompagnano l’essere umano da tempo immemorabile. Infatti, le prime cerimonie funebri si possono rilevare nel Paleolitico medio, quando l’uomo di Neanderthal si diffonde in Europa. L’esigenza di non abbandonare i morti all’aria aperta, come fanno gli animali, è nata probabilmente dall’evitare di vedere il corpo del compagno/ a andare in malora. Considerando ciò, è nato anche il bisogno di avere delle condizioni igieniche più adeguate.

E’ inevitabile considerare che il pensiero religioso nella cultura umana è presente dalle origini  ed ha apportato un’evoluzione e uno sviluppo emotivo, psicologico, morale e sociale di grande importanza. E’ come se il divino fosse un aspetto che fa parte dell’uomo in modo naturale e innato. Immaginiamo che un uomo di Neanderthal, privo delle attuali conoscenze e di scienza, aveva la normale predisposizione all’adorazione di una divinità. Ancora oggi dopo oltre trentamila anni, il culto religioso è vivo più che mai in tutte le popolazioni del mondo. La sopravvivenza della fede in un arco temporale così ampio, avrà certamente un motivo valido! Probabilmente perché non si può definitivamente smentire, ma può essere convalidato attraverso miracoli e testimonianze.



L’evoluzione delle credenze religiose, hanno inoltre portato l’uomo ad evolversi in cerimoniali sociali affinché l’anima del defunto potesse avere un trapasso dignitoso. Grazie alle testimonianze archeologiche, molto culture antiche hanno trasformato la tumulazione in vere e proprie forme di riti di fondamentale importanza anche in base al ceto sociale. Basti pensare all’epoca dell’Antico Egitto dove era credenza mummificare i corpi per garantire l’immortalità dell’anima.

Nell’antica Roma invece, in particolar modo per motivi di carattere igienico, i defunti venivano portati fuori dalla città e cremati. Con l’avvento del Cristianesimo e la promessa della resurrezione, soprattutto poi nell’età moderna, s’iniziano ad istituire aree separate dalla zona cittadina dove si costruirono i primi cimiteri.


Fonte: "Indagine sulla vita eterna" di Massimo Polidoro e Marco Vannini

sabato 2 maggio 2026

Il potere della presenza e dell’assenza nel lavoro e in amore

In molti rapporti di lavoro e interpersonali gioca un ruolo fondamentale l’equilibrio della presenza e dell’assenza. In alcune posizioni di potere nel contesto lavorativo come quello di una leadership oppure nelle situazioni tra due innamorati, vince colui che sa giostrarsi bene nel dosarsi. In un ambiente lavorativo, ad esempio, il primo passo da fare è dare la presenza di noi stessi, anche fuori orari, se si lavora su turni. In questo modo l’attenzione convergerà su di voi. Diventerete una persona sulla quale ci si può contare e sarete il punto di riferimento dei vostri colleghi. Una volta dimostrato il vostro valore, dovrete cominciare a far sentire la vostra mancanza. Le persone che gravitano intorno a voi, dovranno capire che quando non ci siete, la giornata non sarà delle migliori.



L’impegno di destreggiarsi nell’assenza e nella presenza è notevole, perché la base è concentrarvi sul miglioramento delle attività quando ci siete. Ma sarete troppo disponibili, diventerete un’abitudine e l’apprezzamento delle capacità sarà dato per scontato. Anzi, la troppa partecipazione può essere di stimolo per il vostro capo o per i colleghi a sobbarcarvi di ulteriore lavoro e approfittarsi della bontà d’animo. Bisogna comportarsi come in una relazione d’amore. All’inizio due persone hanno il trasporto e la passione; poi inevitabilmente tutto si affievolisce e subentra l’abitudine. Se non siamo bravi a tenere il partner sulle spine, la nostra figura perderà interesse. Per evitare che ciò avvenga, l’altra persona dovrà desiderarvi. C’è un momento giusto nel sottrarsi ed è esplicitamente quando vi accorgerete che l’altra persona non vi rispetta più.  





Persone arroganti, come renderle docili

Vi è mai capitato di avere a che fare con una persona arrogante? Magari nel contesto lavorativo, un cliente oppure un collega. Nel vostro gruppo di amici o conoscenti c’è qualcuno che si comporta da arrogante? In diversi situazioni della vita può capitarci di dover avere una o più conversazioni con un individuo che si sente superiore, che esprime presunzione e che si considera migliore degli altri. Avere un dialogo con una persona del genere, può portare ad uno scontro verbale notevole, soprattutto se quel soggetto ci rende nervosi. Le principali caratteristiche di un arrogante sono: atteggiamento di superiorità, narcisismo, prepotenza, saccenteria, mancanza di ascolto e considerazione e eccessive critiche verso il prossimo. Sfido chiunque ad avere una relazione con essere umano con queste fattezze.



Se ad esempio, viviamo in un contesto lavorativo dobbiamo assolutamente difenderci da un possibile attacco verbale. Innanzitutto, la prima regola è mantenere la calma e non alzare la voce. Mantenere un tono colloquiale regolare è sinonimo di forza e auto controllo. Non scendete nei giochetti manipolatori che può mettere in atto, bensì fingete di prestate ascolto e interesse a ciò che dice. Dare considerazione all’arrogante, lo farà sentire apprezzato.

Durante l’ascolto della conversazione, dovrete diventare attori da premio Oscar e intervenire con uno o più complimenti quali: “Ne sai molto sull’argomento, ti trovo preparato” oppure “Sei molto bravo in questo lavoro, si vede che hai esperienza”. Chiaramente ogni adulazione che può venirvi in mente in quel momento, non deve suonare come una presa in giro, bensì come una vera e propria dimostrazione da parte vostra di riconoscimento di superiorità.



Questa tecnica di “adeguamento al soggetto” è studiata per dare conferme ad una persona che ha problematiche di fondo irrisolte. Probabilmente soffre di profonda insicurezza mai trattata. Attraverso il complimento, l’arrogante si sentirà costretto ad abbassare la tensione perché gli avrete dato ciò che brama. Vedrete che in seguito, vi tratterò con più rispetto e non vi sentirete più umiliati dalla superbia e dalla prepotenza. Mettete da parte gli scrupoli morali e alimentate il suo ego. Così facendo metterete da parte ogni discussione.

Fonte: "Piccolo manuale di autodifesa verbale" di Barbara Berckhan



La voglia di migliorarsi ogni giorno

  La voglia di migliorarsi ogni giorno Molto spesso durante le nostre giornate, non ci fermiamo mai abbastanza per riflettere sulla nostra...