mercoledì 17 giugno 2026

La voglia di migliorarsi ogni giorno

 

La voglia di migliorarsi ogni giorno

Molto spesso durante le nostre giornate, non ci fermiamo mai abbastanza per riflettere sulla nostra vita. Alcuni di noi corrono tutto il giorno per lavorare, prendere i figli e fare in modo che ogni cosa possa scorrere liscia per la famiglia. Ma ci siamo mai chiesti se siamo felici, se siamo in pace con noi stessi e con gli altri? Anche nelle situazioni di difficoltà, anziché prendercela con il mondo intero, perché non facciamo delle vere e proprie analisi e riflessioni? Questo pomeriggio ho avuto un momento per me, tutto mio e mi sono rilassata e fermata a scrivere questi pensieri. Ho reso grazie al miglioramento avuto nella mia vita dal passato ad oggi, sia nella forma fisica, sia mentale, sia spirituale che lavorativa e generale. Ho impiegato circa dieci anni per comprendere, studiare e accettare. Ma la mia evoluzione non è ancora completata. Probabilmente, quando arriverò all’ultimo giorno della mia esistenza, avrò ancora sete di conoscenze e già sono consapevole che c’è sempre tanto da apprendere.

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Ad oggi, sono abbastanza soddisfatta della persona che sono diventata perché mi sento bene. E anche se ci sono i problemi quotidiani, cerco di affrontarli con filosofia e nel migliore dei modi. Ho avuto un grande aiuto dalla preghiera. Non mi sento sola e so che c’è qualcosa che guida le nostre coscienze se siamo aperti e predisposti. Bisogna soltanto desiderarlo e volerlo con tutte le nostre forze. Possiamo essere migliori di così e tutto parte dalle piccole cose. In ogni azione c’è qualcosa che possiamo cambiare, sia in noi stessi, sia negli altri. Anche se vediamo e sentiamo il male, ciò non significa che dobbiamo smettere di essere gentili e compassionevoli. Dobbiamo farlo per noi stessi. Non vale la pena di cambiare per qualcuno che ancora non comprende.



Mi sono chiesta tanto volte quale fosse lo scopo della mia vita, del mio stare al mondo. Cosa devo fare in questo tempo? Ed ho capito che dovevo accrescere la mia spiritualità. Ho compreso che dovevo aprirmi ad altre prospettive e i miei sforzi sono stati pienamente ripagati. Voglio e desidero continuare su questa strada perché ho bisogno sempre di nuove illuminazioni per allargare gli orizzonti. Spero che qualcuno, come me, ha la voglia e il pensiero di migliorarsi sempre di più, per vivere una vita più piena. In fondo, siamo noi e soltanto noi che possiamo cambiare le cose.

 

lunedì 8 giugno 2026

Gratitudine, ringraziamo per il bello della vita

 

Si tratta della dimostrazione, a livello emotivo, di quanto ciò che di positivo nella nostra vita ci renda felici

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Durante il mio percorso di auto miglioramento relativo all’approccio della vita e alle relazioni con il prossimo e con tutte le cose facenti parte del mondo e dell’universo, mi sono accorta di un fattore fondamentale. Si tratta della gratitudine. Molto spesso ci lamentiamo di tutto, di ogni cosa che non ci va a genio. Sparliamo del lavoro, degli amici, dei colleghi e di qualsiasi elemento non sopportiamo. Ma la realtà è ben diversa e la nostra visione delle cose è semplicemente inquinata dalla prospettiva sbagliata. La verità è che non ci rendiamo conto di quanto siamo fortunati ad avere un lavoro, a poter pagare le bollette, ad avere del cibo sulla tavola, a poter praticare uno sport e molto altro. Il segreto per ottenere il bello della vita, è renderci conto di tutte le cose positive che abbiamo e rendere grazie dell’abbondanza che possediamo.

“Un elemento fondamentale per l’applicazione della legge dell’attrazione, consiste nella pratica della gratitudine. Si tratta della dimostrazione, a livello emotivo, di quanto ciò che di positivo nella nostra vita ci renda felici. Per esercitare la gratitudine bisogna innanzitutto concentrarci sulla ricerca di quegli elementi per cui siamo grati”.
Tratto da libro “La legge dell’attrazione” di Maria Lopez.



E’ un elemento fondamentale concentrarci sulla ricerca di tutti quei fattori della nostra vita che riteniamo positivi e per cui siamo grati. Anche le cose più banali, come ad esempio: “sono fortunato perché questa sera posso ammirare un magnifico tramonto”. Potreste pensare che sia una cosa irrilevante, ma se immaginate che un non vedente non potrà mai godere di quello spettacolo, allora si che dovete ritenervi fortunati. Attraverso questi esercizi di gratitudine, sposterete tutti i vostri pensieri in un settore di positività, evitando di cadere in contorti circuiti negativi.

Durante la fase di ringraziamento, vi accorgete che smettete di lamentarvi e di imputare colpe agli altri o alle cose generali della vita. Le lamentele non portano a niente di buono. Magari ci sfoghiamo un po’ e nel breve periodo scarichiamo la tensione. Ma a lungo andare l’effetto è completamente diverso. Si entra in un circolo vizioso che vi allontana da ogni cosa, persone comprese.


mercoledì 20 maggio 2026

Migliorare se stessi, perché è importante

 

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Migliorare se stessi non ha età. Il cambiamento è possibile a vent’anni come a ottant’anni. La cosa importante è iniziare un processo di modifica a piccoli passi, che può illuminare la nostra vita. Lavorare personalmente e quotidianamente sulle parti che non amiamo di noi stessi, è un percorso lungo e pieno di ostacoli; ma quando riusciamo a raggiungere i primi obiettivi, vi assicuro che vi sentirete bene, come non siete mai stati. Il fattore che ogni giorno, non deve mai mancare, è la costanza. E’ fondamentale operare sulla disciplina e la determinazione, in quanto gettano le basi per predisporre un grande cambiamento futuro. Se non sentite il bisogno di migliorare, allora vi state sopravvalutando. Non deve obbligatoriamente nascere un bisogno. Perfezionarsi serve per crescere sul piano relazionale e comportamentale. Non dovete avere i paraocchi, bensì bisogna aprire la mente e allargare gli orizzonti su altri punti di vista, su altre prospettive che fino ad ora non avete considerato.

Ogni giorno può essere decisivo per iniziare un cammino di cambiamento interiore che ci porterà ad accrescere il nostro benessere generale. Non è mai troppo tardi. Il nostro obiettivo dovrà essere quello di rendere la nostra vita più gradevole anche quando si presentano problematiche o situazioni negative. La nostra mente può essere allenata, attraverso il ragionamento, ad accettare e risolvere momenti più difficili. Se in generale siamo insoddisfatti del lavoro, delle nostre relazioni di amicizia o di qualsiasi altra cosa, dobbiamo avere il coraggio di iniziare a modificare qualcosa per produrre effetti positivi su noi e sugli altri.



I primi effetti di un percorso di miglioramento passano senz’altro da un auto esame di coscienza, nel quale riaffiorano tutte le nostre insicurezze, incertezze e dubbi. Ma non dobbiamo assolutamente preoccuparci perché è giusto voler correggere alcune cose del nostro comportamento che non ci vanno a genio. Avere consapevolezza degli errori del passato e non volerli più commettere è un elemento che ci fa onore. Gli obiettivi che mettiamo in campo e che vogliamo raggiungere creano valore alla nostra esistenza.

Quali sono le fondamenta per iniziare a migliorare se stessi? Ognuno può intraprendere un percorso a piccoli passi che faccia assaporare nuove esperienze. Cercate di lavorare su voi stessi ogni giorno e con un certo impegno. Non si finisce mai d’imparare.

Come prima cosa da fare è acquistare dei libri oppure cercateli in prestito o nella biblioteca della vostra città. Dovranno avere tematiche riguardanti l’auto miglioramento, la mindfulness e semmai vi interessa, la crescita spirituale. Ciò vi servirà per comprendere la strada da percorrere e adattarla su di voi. Leggere libri sull’argomento vi lascerà vari consigli, che potrete mettere nel vostro zaino delle conoscenze. Studiare e informarsi su come agire è sempre cosa buona.

Successivamente iniziate a scrivere un diario giornaliero nel quale ringraziate per tutto ciò che di bello c’è nella vostra vita. Anche nelle situazioni negative, imparate a trovare qualcosa di positivo. Scrivetelo come fosse un esercizio quotidiano. Trovate almeno dieci cose della vostra esistenza o delle vostre ultime 24 ore che vi fanno stare bene, anche le cose che date per scontate, come ad esempio la salute. In questo modo, vi renderete conto di quanto siete fortunati.  

Praticate uno sport, tutti i giorni, per circa un’ora, qualsiasi cosa andrà bene. Camminare o correre aiuta a svuotare la mente. Sudate e stancate il vostro corpo. Andrete a dormire con grande soddisfazione.

Rimanere presenti a se stessi è un altro fattore a cui dobbiamo porre attenzione. Spesso, se facciamo un viaggio in treno, in autobus oppure siamo fermi ad aspettare la metro o ancora, siamo a cena con amici oppure in famiglia, non facciamo altro che guardare lo smartphone. Grazie al cellulare non ammiriamo più cosa ci succede intorno, non ascoltiamo più ciò che gli altri hanno da dire. Siamo presi da Facebook, Instagram e tutto ciò che possiamo guardare sullo schermo. Dobbiamo imparare a darci dei tempi per ogni cosa. Prova ad osservare il paesaggio durante un viaggio, godiamo della natura che ci circonda o della città che attraversiamo. Stiamo con i nostri pensieri e analizziamoli. Ogni giorno è perso se non siamo presenti a noi stessi.

Circondatevi di persone positive, scherzose, divertenti e sorridenti. Se stiamo insieme a qualcuno che non si lamenta e non trasmette negatività, noi possiamo assumere gli stessi atteggiamenti dell’altro. Se abbiamo amici o conoscenze stimolanti e brillanti cerchiamo di organizzare uscite insieme e avere delle buone esperienze. Se non avete amici, non ha importanza. Iniziate a conoscere gente diversa e scambiare una conversazione con qualcuno che vi desta curiosità.

Questi sono solo alcuni consigli che potete mettere in pratica per ritrovarvi e iniziare ad avere delle giornate più gradevoli. Cerchiamo di vivere con serenità e la pace dell’anima perché di problemi nel mondo ce ne sono tanti e noi, con dei piccoli gesti quotidiani, possiamo fare la differenza.  

lunedì 18 maggio 2026

Empatia, sogno persone che splendano di empatia


Sogno un mondo di persone empatiche, che si mettano nei “panni” del prossimo per capire che ognuno di noi ha i suoi problemi e le sue preoccupazioni. Desidero persone che splendano di delicatezza ed eleganza nel rapportarsi e soprattutto di educazione. Quando ci rivolgiamo ad un’altra persona, sarebbe davvero magnifico utilizzare tutto il rispetto del caso. Quando entriamo in un negozio o quando il cameriere ci serve un pasto al ristorante, dire semplicemente “grazie” può cambiare la giornata di qualcuno. Eppure molte regole base della comunicazione, vengono dimenticate o più erroneamente date per scontato.


Sogno una nuova Era di illuminismo, caratterizzata da nuove regole incentrate sul rispetto della natura, sull’educazione civica, sulla disciplina scolastica, sull’attenzione verso gli animali, essere viventi come noi; sulla cultura, sul benessere fisico e mentale e sulla rinascita dell’anima come materia per la ricerca dell’auto conoscenza. Si, lo so cosa stai pensando “è utopia”, perché a sentire il telegiornale ogni giorno, mi stupisco di quanto “male” immotivato e gratuito venga elargito al mondo.

E se la maggior parte di noi fosse in grado di provare vera, pura e autentica empatia? La nostra vita su questa Terra potrebbe migliorare profondamente? L’empatia è la capacità di cogliere pensieri, stati d’animo e problematiche di un’altra persona. Il termine inglese “empathy” fu introdotto nel 1909 da Edward Bradford Titchener e significa “sentire dentro”. L’empatia inizia a formarsi nel bambino intorno ai sei, sette anni di vita quando si crea la capacità di assumere la prospettiva di un altro essere vivente. Questa facoltà si sviluppa grazie all’attenzione che noi stessi abbiamo avuto nei riguardi dei nostri sentimenti e delle nostre emozioni. Infatti, la primissima empatia si sviluppa proprio all’interno delle mura di casa e specificatamente nella relazione tra figli, fratelli, sorelle e genitori. Successivamente si modifica e si perfeziona nelle relazioni d’amicizia, amorose e in età più adulta tra colleghi di lavoro e via dicendo.

Immagine creata grazie a Google Gemini

Per percepire lo stato d’animo di un’altra persona è necessario aver affinato la comunicazione non verbale che ci consente di  comprendere alcune caratteristiche che affiorano in un momento di difficoltà dell’altro, come ad esempio la postura, il tono della voce, le vibrazioni negative e l’espressione del volto. Generalmente le donne hanno un empatia molto più sviluppata rispetto ad un uomo perché il cervello femminile attiva in modo naturalmente neurologico il sistema dei “neuroni specchio”. In sostanza, le donne sono più predisposte biologicamente e riescono a comprendere immediatamente le emozioni altrui.

Perché alcune persone non sono empatiche? L’empatia si sviluppa già dai primi mesi di vita. Infatti, se un neonato vede piangere un altro bambino, reagisce al suo dolore come se fosse il suo e lo imita piangendo lui stesso. I genitori sono i primi educatori dell’empatia in quanto l’infante stringe le prime relazioni proprio con loro. Se la mamma e il papà non mostrano alcuna reazione verso il bambino che esprime gioia, dolore e bisogni di gesti affettuosi, succede che il figlio comincerà ad evitare di comunicarle e successivamente anche di provarle. I sentimenti verranno così apertamente sconfortati dai genitori da portarlo ad un punto nel quale il bambino non tenterà più di fare richieste emotive o di esprimerle. Le conseguenze di questo atteggiamento si verificano poi nell’età adulta quando il soggetto potrà diventare completamente privo di empatia e con l’incapacità di entrare in contatto o in sintonia con il prossimo. Nelle situazioni più gravi, come ad esempio persone che compiono atti di natura criminale, l’empatia è assente in quanto non riescono a comprendere il male che possono provocare negli altri.

Fonte: “Il libro delle emozioni” di Umberto Galimberti

domenica 17 maggio 2026

Albert Einstein e il pensiero di Dio

Nel 1922 all’università di Berlino il corso di fisica era il più seguito della facoltà perché il professore era Albert Einstein. Infatti, nel 1919 fu convalidata la sua “Teoria della relatività generale” e nel 1921 ricevette il premio Nobel per la fisica. Non servono presentazioni per un mostro sacro come lui. Una sera, al termine della lezione, una sua studentessa si avvicinò alla cattedra per rivolgergli una domanda: “Professore, che cosa cerca nelle sue equazioni?”. Einstein rispose così: “Voglio sapere come Dio ha creato l’universo. Non mi interessa il singolo fenomeno o il singolo particolare. Ciò che voglio conoscere è il pensiero di Dio”. L’aneddoto è tratto dal magnifico libro che consiglio caldamente di leggere: Dio la scienza le prove di Michel-Yves Bollorè e Oliver Bonnassies.



La frase fece il giro della Germania che all’epoca, anche se il nazismo non era ancora radicato, mise nervosismi all’interno del partito nazionalsocialista. Infatti, le correnti politiche di quel periodo erano contrari ai sostenitori delle teorie evoluzionistiche dell’universo. Addirittura, Albert Einstein ricevette a casa delle lettere minatorie. Le equazioni che descrivono la “Teoria della Relatività” tracciano un universo che non è immobile, ma in espansione. Lo spazio si espande, le galassie si allontanano e tutto ciò fa pensare che l’universo ha avuto un punto di origine. La “Teoria della Relatività generale” spiega in modo specifico e rivoluzionario il ruolo della forza di gravità. E’ possibile approfondire questo aspetto al sito dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.

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Albert Einstein con la risposta data alla sua allieva universitaria aveva mescolato Dio alla Scienza. Il suo pensiero ero volto ad una forma di credo cosmico, nel quale un’immensa energia rendeva armonioso tutto l’universo. Il fisico era lontano dall’immagine del Dio delle Sacre Scritture. Era invece propenso a cercare il suo pensiero nella perfezione dello spazio. Nel 1956, Einstein scrisse una lettera al matematico Maurice Solovine nella quale troviamo un’interessante affermazione: “È qui che compare il sentimento del ‘miracoloso’ che cresce sempre più con lo sviluppo della nostra conoscenza. E qui sta il punto debole dei positivisti e degli atei di professione, che si sentono paghi per la coscienza di avere con successo non solo liberato il mondo da Dio, ma persino di averlo privato dei miracoli”. Puoi visitare il sito Star Magazine per leggere il seguito della lettera. I miracoli di cui parla Einstein si riferiscono alla profonda bellezza e misteri racchiusi nell’energia cosmica. Come non inchinarsi a tale profondità e insondabilità?

Nel 1929 Einstein dichiarò in un intervista al “Saturday Evening Postun giornale americano che era affascinato dalla figura del Nazareno: Sono affascinato dalla figura luminosa del Nazareno. Nessuno può leggere i Vangeli senza sentire la presenza attuale di Gesù. La sua personalità pulsa ad ogni parola. Nessun mito può mai essere riempito di una tale vita».


L’amigdala, che cos’è e come gestirla

 

L’amigdala è un complesso di tessuti nervosi che si trovano nel cervello e sono situati nella parte centrale, in profondità ed appartiene al sistema limbico, ovvero la rete che gestisce emozioni e paura. Ha la forma di una mandorla e si occupa di mettere in allarme l’organismo quando si presentano situazioni di pericolo, cioè quando il corpo percepisce una paura. In altre parole, ha la funzione di innescare una reazione di fuga. Il corpo mette in moto un battito cardiaco accelerato e una particolare tensione muscolare. La risposta dell’amigdala non è solo di tipo fisico, ma si occupa anche di memorizzare il trauma. Praticamente avviene la registrazione di un evento negativo affinché il corpo umano possa reagire immediatamente qualora si dovesse ripresentare in futuro. Oltre a guidarci in situazioni di gravità, questo sistema ha la capacità di gestire tristezza, rabbia e stati d’umore generali. Ad esempio, se il nostro corpo è costantemente esposto ad uno stress prolungato, per giorni o mesi, l’amigdala è possibile che rimanga in uno stato di vigilanza attiva e si creano così le condizioni per reazioni anche a piccole cose. L’ansia, può essere un disturbo che ci viene proposto proprio dall’amigdala a causa della memorizzazione di ricordi negativi.



Durante gli attacchi di ansia e panico, anche per eventi innocui, l’amigdala invia il segnale di allarme. Da quel momento, il corpo e la mente scatenano la reazione; ed è molto difficile bloccare il processo. Attraverso la meditazione e pratiche di gestione dei pensieri, dobbiamo cercare di insegnare al nostro cervello a concentrarsi su altro per impedire l’attivazione dello stress. Dobbiamo imporci ed allenarci a di darci una bella calmata per ostacolare inutili perdite di energia. La regolazione del cervello richiede tempo e impegno. Spegnere processi negativi e ansiosi, non si otterrà dall’oggi al domani. E’ importante applicarsi e rendersi conto che ogni tentativo è già un buon risultato. Attraverso la conoscenza del funzionamento del nostro cervello, sappiamo che alcuni disturbi dipendono da situazioni ben precise e lavorare su di essi ci aiuterà a risolvere i problemi che abbiamo e a gestirli nel migliore dei modi. La cosa fondamentale è fare pratica ogni giorno, sperimentare tecniche di rilassamento e meditazione, ragionare su strategie di adattamento e comprendere cosa fa al caso nostro.

La paura, l’ansia e il panico ci arrivano senza avvisarci e soprattutto quando siamo soli o in situazioni dove dobbiamo fare una prestazione, che può essere lavorativa, come una presentazione oppure scolastica, tipo un esame. Ragionare sui metodi migliori da utilizzare ci aiuta a superare certi momenti. Una cosa che funziona molto bene sono gli oggetti o i mantra che creiamo e ai quali doniamo un potere energetico curativo. Molte persone hanno risolto le loro insicurezza indossando una collana con un ciondolo protettivo, oppure portano con sé una pietra particolare o un oggetto, che può essere qualsiasi cosa. Altri si avvalgono di mantra. Spesso viene utilizzata la preghiera dell'Ho'oponopono: “Ti amo, mi dispiace, ti prego perdonami, grazie”. La ripetizione costante di queste parole, produce calma, pace e serenità. L’effetto è molto positivo e blocca qualsiasi ragionamento negativo.

Immagine generata da Google Gemini relativa ad ansia e panico


Relatività vibrazionale, che cos’è e come applicarla


La relatività vibrazionale è un concetto che nasce nell’ambito dello sviluppo personale ancora prima nelle tradizioni spirituali antiche. E’ spesso utilizzata nei contesti della “legge di attrazione” e nella fisica teorica quantistica. In sostanza è l’allineamento e la compatibilità vibrazionale tra ciò che un essere umano desidera e la convinzione che si ha per realizzare quello specifico desiderio. Se ad esempio il nostro desiderio è quello di cercare un partner ideale, la nostra convinzione dovrà spingerci a volerlo veramente incontrare e non a pensare il contrario. In altre parole, ciò che desideriamo, dovrà trovare un reale riscontro nel nostro modo di concepirlo, senza auto sabotarci con pensieri negativi.




La relatività vibrazionale è stata studiata e ampliata con lo scopo di mettere in equilibrio lo stato emotivo interiore e gli obiettivi che intendiamo raggiungere. Perché è importante dare spazio alla determinazione dei nostri pensieri? La risposta si trova nelle interpretazioni di filosofia quantistica che ci suggeriscono un funzionamento dell’universo fatto di energie e vibrazioni. Il nostro corpo e la nostra mente sono materia facente parte dell’universo. Ciò ci spinge a pensare che siamo fatti di energia e pertanto la produciamo grazie a specifiche frequenze. I nostri pensieri e la nostra predisposizione producono onde vibrazionali energetiche che sono in grado di attrarre ciò che desideriamo. Praticamente il nostro stato emotivo volto alla positività ha la facoltà di guidarci e di essere un fattore attrattivo per le cose belle della vita.  


Proviamo a fare un esempio pratico. Il consiglio è sempre quello di partire da desideri semplici che possono trovare facile realizzazione. Se il mio desiderio è di avere un buon rapporto con tutti i colleghi di lavoro, comincerò con il fare una piccola analisi del mio comportamento con loro. Se ho la convinzione di sentirmi fuori luogo, non apprezzato e non considerato, poniamoci la domanda: “Io cosa ho fatto per farmi notare?”, “Qual è l’atteggiamento che ho nei confronti dei miei compagni di lavoro?”, “Posso migliorarmi e modificare qualcosa in me?”. Dopo aver dato le risposte oneste e reali a queste domande, dovete convincervi di quanto segue: le persone sono diverse tra loro ed hanno caratteri differenti, devo pormi in maniera gradevole con ognuno di loro cercando di comprenderle e apprezzarle per le loro qualità. Se può esservi d’aiuto, scrivete un diario con la data e il primo facile desiderio che avete in mente. Scrivete tutti i vostri ragionamenti e gli sviluppi quotidiani. Nell’arco di poco tempo vi ritroverete con il desiderio realizzato. Poi passerete a successivo con lo stesso schema.


Un libro interessante da leggere relativo al tema trattato è "Chiedi e ti sarà dato" di Esther e Jerry Hicks

 

La voglia di migliorarsi ogni giorno

  La voglia di migliorarsi ogni giorno Molto spesso durante le nostre giornate, non ci fermiamo mai abbastanza per riflettere sulla nostra...