lunedì 11 maggio 2026

Resistere alle tentazioni sessuali e seduttive

 

Molti uomini e donne, felicemente fidanzati oppure sposati, si lasciano andare alle tentazioni di carattere sessuale o seduttive. Sono distrazioni che possono comodamente entrare nella vita quotidiana e farci perdere momentaneamente la strada. E’ come fosse una piccola deviazione che può durare una notte oppure qualche mese. In altri casi, le relazioni clandestine possono avere tempi maggiori, addirittura anni. I partner traditori, si auto giustificano dichiarando di non amare l’altro/a, ma di essere ancora innamorati del proprio compagno/ a. Si tratta in altre parole di un abbandono agli istinti sessuali.




Per tradimento sessuale intendiamo esplicitamente un rapporto con un’altra persona. Per quanto riguarda quello seduttivo, parliamo invece di una semplice relazione verbale, di tatto, di sguardi e d’intesa con qualcuno, senza mai approfondire fisicamente. Per intenderci, è una sorta di rapporto platonico. Alcune persone diventano dipendenti da questo tipo di piaceri e possono restare incagliati in situazioni particolari creando poi un circolo vizioso. Insomma, soddisfatto un appetito, è probabile che poi torni di nuovo fame e si ricomincia! In realtà, l’essere umano deve avere un certo controllo di base perché la promiscuità non è mai una buona idea. Gli istinti, anche se leciti, vanno comunque tenuti a bada in quanto siamo dotati di un intelletto che ci “salva” dagli errori che potremmo commettere. Chiaramente guardare un bell’uomo o una bella donna e crearci un pensiero, non ci condanna al tradimento. Se tutto gira intorno alla fantasia, ma niente fatti, è anche divertente pensarci su’.

Ci sono periodi della nostra esistenza dove il desiderio sessuale è più forte. Se utilizziamo questo fuoco interiore esclusivamente con il nostro compagno/a, possiamo trarne benefici per la coppia. Lasciarsi distrarre da altre situazioni può portare ad una degenerazione lenta e dolorosa dei rapporti che abbiamo dentro casa. Si potrebbero innescare riflessioni e soprattutto paragoni che non fanno altro che screditare l’altro. Dobbiamo essere consapevoli che le “leggerezze” di un’alternativa si ripercuotono sui nostri partner. La cosa giusta da fare è scegliere da che parte stare.

sabato 9 maggio 2026

Vuoto emotivo, la sensazione di non avere uno scopo

 

Avete mai provato quella maledetta sensazione di non avere alcuno scopo nella vita? Vi siete mai chiesti perché state su questo mondo e cosa dovete fare? E se ciò che fate ha davvero un senso? E’ la sensazione di quelle persone che si alzano la mattina, vanno a lavorare, tornano a casa, mangiano e il giorno dopo è uguale al giorno prima. E’ la percezione di quelle persone che quando hanno il giorno di riposo dal lavoro, non sanno cosa fare perché sono sole, non hanno amici oppure quei pochi che hanno sono sposati con figli ed hanno altro a cui pensare. Sono quelli che piangono perché avrebbero semplicemente bisogno di scambiare due chiacchiere con qualcuno. Sono anche quelli che non hanno un partner, non hanno famiglia, non hanno figli e forse neanche un cagnolino da compagnia.




Penso che questo tipo di persone, in fondo sono molto coraggiose, sono degli eroi perché affrontano la quotidianità e i problemi come dei guerrieri. Non hanno l’appoggio di nessuno e questo li rende sempre più forti perché si risolvono da soli. Hanno la capacità di auto difendersi e di esternare una grande energia, una luce che risveglia l’anima. La solitudine è una buona amica quando c’è la necessità di evolversi spiritualmente ed emotivamente. Le più grandi riflessioni si fanno in stati di raccoglimento e silenzio. Tantissime persone si abituano a questa condizione, si adattano e ne traggono giovamento. Facendo un serio percorso di “rinascita” e meditazione, hanno la capacità di trovare la felicità nella serenità e tranquillità della loro giornata. Ed è questo il vero scopo della vita, elevarsi, accrescere le proprie conoscenze e dare amore al mondo con la propria luce energetica.

venerdì 8 maggio 2026

Smetti di creare emozioni negative

 

La negatività è un modo comportamentale di orientamento pessimista. Si tratta di un energia nociva che influenza il proprio benessere personale e anche di tutti coloro che ci gravitano intorno. E’ un approccio critico e sgradevole alla vita che produce continue lamentele su cose o persone. I pensieri ricchi di negatività hanno la facoltà di inquinare l’ambiente nel quale ci troviamo e molto spesso chi vive vicino ad una persona negativa, si allontana per “intossicazione”. I soggetti pessimisti non si rendono conto di essere contagiosi e di creare una situazione tesa e pesante. Se pensiamo ad esempio, ad un ambiente di lavoro oppure in una famiglia, dove c’è una persona che esprime riluttanza, rancore, e infelicità; inevitabilmente cercheremo di tirare un sospiro di sollievo allontanandoci.

Cosa fare quando il nostro sguardo è concentrato soltanto sui pensieri negativi? Prendere coscienza della nostra fase nera e infelice, è il primo passo da fare. Facciamo un reale discorso con noi stessi, non auto inganniamoci e cerchiamo di capire perché siamo insopportabilmente pesanti. Qual’è il problema? Non ci piace il lavoro che svolgiamo? Oppure non stai più bene con una persona? O peggio, hai perso una persona cara o sei vittima di un dolore fisico? Con qualsiasi problematica tu abbia a che fare, non puoi fare altro che trasformare il tuo disagio in accettazione. Quando avrai svolto una reale riflessione sulla tua questione negativa allora potrei passare all’azione. E’ possibile modificare qualcosa per migliorare la vita? Bene, non lamentarti, ma inizia a muovere i primi passi per costruire le tue giornate future eliminando il pessimismo. Assumiti la responsabilità e abbandona le emozioni che ti mettono avversione.




Per affrontare le battaglie dell’esistenza, di qualsiasi natura esse siano, più o meno gravi, il disfattismo non è di certo una buona idea in quanto attira ulteriore energia negativa. E’ come se l’infelicità si propagasse maggiormente. Inoltre, che tipo di utilità porta avere un atteggiamento catastrofico? Risolve qualcosa? Direi proprio di no. La responsabilità è solo la nostra. Lasciamo cadere le avversità, come se abbandonassimo un bagaglio pesante che ci trasciniamo dietro da tempo; ormai sarai esausto. Prendiamo atto che l’accettazione è la strada migliore da percorrere. Bisogna percorrere la via della guarigione interiore cercando di comprendere che soltanto noi possiamo cambiare la prospettiva con la ragione, la fede e i buoni sentimenti.  

giovedì 7 maggio 2026

Persone ottuse, come comportarsi e sopravvivere

Sono certamente convinta che nel corso della vostra esistenza avrete incontrato una o più persone ottuse. Sono facilmente riconoscibili in quanto agiscono con poco intelligenza, mostrando comportamenti poco idonei alla situazione e spesso insensati. Questo tipo di soggetti hanno una chiusura mentale che provoca piena insoddisfazione quando avete con loro una conversazione nella quale cercate di spiegare il vostro punto di vista. Sono quelle persone alle quali si potrebbe tranquillamente rivolgere il dilemma: “ma ci sei oppure ci fai?”.



Normalmente, nella vita ciò che conta è fare bene il proprio lavoro, in maniera efficace ed efficiente, comportarsi bene ed essere gentili con il prossimo e fare progetti per il futuro a lungo termine. Gli ottusi invece, hanno tutt’altri scopi ovvero le questioni a breve termine. In sostanza, sono persone opportuniste che vivono alla giornata senza curarsi delle conseguenze di ciò che dicono oppure di ciò che fanno. Non hanno filtri e pertanto quando parlano non fanno riflessioni profonde. Vivono sulla linea dell’opportunismo. Praticamente agiscono esclusivamente per i loro obiettivi personali. Dove trovano da arraffare, qualsiasi cosa, loro ci sono!

Se per forza di cose, dobbiamo avere a che fare con gli ottusi, la strategia migliore è quella di allontanarsi e ignorarli. E’ inutile cercare di parlare o di cambiare i loro comportamenti, anche volti a fare del bene. Purtroppo, non comprendono ciò che fate per essere gentile. Anzi, pensano che tutto sia dovuto. Nella vita lavorativa, bisogna “combattere” con più persone ottuse. Tra di esse, si può tentare di dare spazio e fiducia ad un collega che sperate abbia bisogno di aiuto e di un po’ di stima in più. Per mesi, perderete tempo ed energie. Fate di tutto per agevolarlo, per dedicargli discorsi infiniti per risolvere tutti i suoi dubbi. Ad oggi vi posso confermare che tutte intenzioni saranno vane perché dal primo giorno, fino all’ultimo, purtroppo non cambierà nulla. Vi dirò di più, le sue richieste saranno sempre maggiori. Come se tutto gli aspettasse di diritto. Infine, mollerete! Capirete che non potevo migliorarlo perché, l'ottuso non è mentalmente maturo e propenso a seguire i vostri consigli..


La nostra posizione davanti agli ottusi è semplice: dobbiamo trattarli come tali. Sappiamo che esistono, in grande quantità e dobbiamo dargli l’importanza che meritano, cioè di basso livello. Non hanno la volontà di evolversi e crescere. Quando s’imbattono nella nostra giornata, dobbiamo sopportare in modo paziente la loro presenza, cercando di curarci il meno possibile di ciò che fanno e delle critiche non costruttive che sputano fuori. Non c’è niente da fare, non c’è rimedio per poterli elevare. Cerchiamo di non abbassarci mai ai loro modelli di comportamento. 






mercoledì 6 maggio 2026

Esperienza di Pre- Morte, NDE Near-Death Experiences, il racconto di Dannion Brinkley

Dannion Brinkley imprenditore e autore di bestseller ha scritto il libro “Ritorno dall’Aldilà”. E’ un uomo che ha vissuto un Esperienza di Pre- Morte, NDE Near-Death Experiences. L’autore racconta che il 17 settembre del 1975 era a casa. Era tornato da poco da un viaggio in Sud America e lavorava per il governo, oltre ad avere varie attività in corso. Quel giorno, era al telefono e fuori c’era un bel temporale che dava il meglio di sé. Mentre era in conversazione telefonica, un fulmine lo ha colpito.

“Il suono che sentii fu quello di un treno merci che mi perforava l’orecchio alla velocità della luce. Scariche elettriche mi trapassarono il corpo e sentii ogni mia singola cellula bruciare come se fosse immersa nell’acido di una batteria. Poi me ne andai in un altro mondo” scrive Dannion Brinkley nel suo primo capitolo del libro.


L’autore racconta che dopo la sofferenza e il dolore profondo iniziale che ha provato, è arrivata la pace e la tranquillità.

“Era una sensazione che non avevo mai provato prima di allora e che non ho mai più sentito in seguito. Era come immergersi in una magnifica calma”.

Mentre la moglie lo soccorre incredula, chiamando l’ambulanza, Dannion Brinkley racconta di essersi ritrovato fuori dal corpo in uno spazio grigio- blu dove poteva ragionare e formulare dei pensieri.

“Non avevo la minima idea di cosa fosse successo. Vedevo il mio corpo e mia moglie che mi fissava. Pensai che dovevo essere morto. Ero dispiaciuto per mia moglie Sandy, ma non mi curavo della persona che giaceva sul letto”.

Arrivarono i paramedici che prestarono i primi soccorsi. Presero il corpo e lo caricarono sull’ambulanza, direzione ospedale.

“Sopra al mio corpo morto si stava formando un tunnel che si apriva come l’occhio di un ciclone sempre più vicino”.


Déjà vu, che cos'è e quando si verifica

Un luogo visitato per la prima volta, abbiamo l’impressione di averlo già visto, di esserci già stati. Questa sensazione viene chiamata dagli psicologi “déjà vu. Il significato, del termine francese, è “già visto”. Si tratta di un’esperienza che hanno vissuto almeno il 70 per cento delle persone. E’ un fenomeno spesso attribuito ad un errore cerebrale e neuro psicologico. Si verifica maggiormente quando il soggetto è sotto stress oppure stanco. Le scienze della psiche affermano che il “déjà vu” è una sorta di anomalia temporanea della memoria. In sostanza, il cervello processa le informazioni sensoriali su quel determinato luogo in modo errato. Altre teorie collegano questa impressione ad immagini di sogni che poi vengono “ripescati” a livello inconscio. Si potrebbe parlare anche di una deduzione chiamata precognizione, significa che una persona potrebbe sognare un luogo in cui non è mai stata, ma che nel futuro visiterà. In questo modo, nonostante il sogno cada nel dimenticatoio, si avrà comunque una certa famigliarità nel vedere posti nei quali non abbiamo mai messo piede.

 


Un’altra spiegazione può essere ricondotta alla rassomiglianza. In altre parole, la scena che noi stiamo guardando ci sembra di averla già vissuta perché assomiglia a qualcosa che abbiamo realmente fatto. Ma il cervello non riesce a ricordate quale. Il “déjà vu” si verifica anche in alcuni bambini con casi di reincarnazione quando raccontano di essere già stati una città o un paese da loro indicato come luogo della vita precedente. Strade, quartieri e casa appaiono famigliari. Anzi i bambini si accorgono anche di possibili cambiamenti che si sono verificati come una nuova costruzione oppure nuovi alberi ecc.

“Occasionalmente, degli adulti che hanno avuto delle esperienze di “déjà vu” hanno affermato che, in quel momento ma anche in seguito, si sono accorti di avere un’inaspettata conoscenza del luogo in cui si era verificata l’esperienza. Ad esempio, si sono accorti di sapere che dietro l’angolo di un palazzo si trovava la bottega di un fabbro quando questa era totalmente fuori dalla portata della loro vista. E tale bottega, poi c’era veramente”. Tratto dal libro "Bambini che ricordano altre vite" di Ian Stevenson



martedì 5 maggio 2026

Disistima, come bloccare i pensieri negativi

Quando i pensieri negativi su noi stessi si presentano sotto forma di auto critiche costanti e ripetitive, stiamo semplicemente dando spazio ad una parte di noi stessi che diventa antipatica e ingombrante. Il ragionamento tossico, può creare danni davvero molto importanti, perché nel lungo periodo finiremo di convincere il nostro cervello che siamo delle nullità. Si potrebbe creare un circolo vizioso dal quale è difficile uscire e la nostra visione delle cose sarà ovviamente del tutto negativa.



La disistima nasce da un costante confronto che facciamo di noi stessi con gli altri, quelli che pensiamo siano migliori di noi. Questo sistema si attiva sia perché fin dall’infanzia siamo stati oggetto di paragoni con il fratello o la sorella oppure i figli degli altri; sia perché noi stessi ci auto trattiamo non come persone, bensì come marionette. Ci sembra che non esista null’altro al di fuori dei nostri fallimenti. Chiaramente, i nostri problemi di auto stima e denigrazione non sono semplici da risolvere. Mettevi in mente, che avete bisogno di tempo e soprattutto di impegno. Parlo per esperienza personale!

Quali sono i passi fondamentali che ci consentono di saltare gli ostacoli dei pensieri negativi?

Come prima cosa, domani mattina quando vi svegliate, iniziate a pensare che sarà una buona giornata e che qualsiasi cosa accada, non dovete perdere la calma. Dovete utilizzare il controllo della mente. Voi non siete i vostri pensieri. Fate un elenco di attività che dovrete svolgere durante la giornata o prima o dopo il lavoro. Tra le azioni che dovrete compiere, metteteci una bella passeggiata di 30 o 60 minuti, magari in un parco oppure al mare. Fare attività fisica produce ormoni del benessere. Sentite i profumi, guardate il cielo, siate presenti a voi stessi. Non divagate con la mente.

La seconda cosa da fare, quando comincia il ciclo devastante, è utile bloccarlo con un mantra da recitare. Io utilizzo la preghiera dell'Ho'oponopono: “Ti amo, mi dispiace, ti prego perdonami, grazie”. La ripetizione costante di queste parole, produce calma, pace e serenità. L’effetto che fa su di me è molto positivo e blocca qualsiasi ragionamento auto denigratorio.

La terza cosa è iniziare una qualsiasi attività dove si utilizzano le mani o il corpo. La distrazione verso un lavoro di tipo manuale, fa smettere di rimuginare continuamente. Dovete essere presenti a voi stessi affinchè possiate concentrarvi su ciò che state facendo.

Ricordati, tu non sei i tuoi pensieri e non sei meno di altri. Non curarti degli altri, non essere invidioso. Tutti hanno i loro problemi, anche coloro che sembrano stare bene, ricchi e simpatici. Se tu ascoltassi le disgrazie altri, ti riprenderesti i tuoi. Concentrati e non mollare!