Sogno un mondo di persone empatiche, che si mettano nei “panni” del prossimo per capire che ognuno di noi ha i suoi problemi e le sue preoccupazioni. Desidero persone che splendano di delicatezza ed eleganza nel rapportarsi e soprattutto di educazione. Quando ci rivolgiamo ad un’altra persona, sarebbe davvero magnifico utilizzare tutto il rispetto del caso. Quando entriamo in un negozio o quando il cameriere ci serve un pasto al ristorante, dire semplicemente “grazie” può cambiare la giornata di qualcuno. Eppure molte regole base della comunicazione, vengono dimenticate o più erroneamente date per scontato.
Sogno una
nuova Era di illuminismo, caratterizzata da nuove regole incentrate sul
rispetto della natura, sull’educazione civica, sulla disciplina scolastica,
sull’attenzione verso gli animali, essere viventi come noi; sulla cultura, sul
benessere fisico e mentale e sulla rinascita dell’anima come materia per la
ricerca dell’auto conoscenza. Si, lo so cosa stai pensando “è utopia”, perché a
sentire il telegiornale ogni giorno, mi stupisco di quanto “male” immotivato e
gratuito venga elargito al mondo.
E se la maggior parte di noi fosse
in grado di provare vera, pura e autentica empatia? La nostra vita su questa
Terra potrebbe migliorare profondamente? L’empatia
è la capacità di cogliere pensieri, stati d’animo e problematiche di un’altra
persona. Il termine inglese “empathy” fu introdotto nel 1909 da Edward Bradford
Titchener e significa “sentire dentro”. L’empatia inizia a formarsi nel bambino
intorno ai sei, sette anni di vita quando si crea la capacità di assumere la
prospettiva di un altro essere vivente. Questa facoltà si sviluppa grazie all’attenzione
che noi stessi abbiamo avuto nei riguardi dei nostri sentimenti e delle nostre
emozioni. Infatti, la primissima empatia si sviluppa proprio all’interno delle
mura di casa e specificatamente nella relazione tra figli, fratelli, sorelle e
genitori. Successivamente si modifica e si perfeziona nelle relazioni d’amicizia,
amorose e in età più adulta tra colleghi di lavoro e via dicendo.
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| Immagine creata grazie a Google Gemini |
Per
percepire lo stato d’animo di un’altra persona è necessario aver affinato la
comunicazione non verbale che ci consente di comprendere alcune caratteristiche che
affiorano in un momento di difficoltà dell’altro, come ad esempio la postura,
il tono della voce, le vibrazioni negative e l’espressione del volto. Generalmente
le donne hanno un empatia molto più sviluppata rispetto ad un uomo perché
il cervello femminile attiva in modo naturalmente neurologico il sistema dei “neuroni
specchio”. In sostanza, le donne sono più predisposte biologicamente e riescono
a comprendere immediatamente le emozioni altrui.
Perché alcune persone non sono
empatiche? L’empatia si sviluppa già dai primi mesi di
vita. Infatti, se un neonato vede piangere un altro bambino, reagisce al suo dolore
come se fosse il suo e lo imita piangendo lui stesso. I genitori sono i primi
educatori dell’empatia in quanto l’infante stringe le prime relazioni proprio
con loro. Se la mamma e il papà non mostrano alcuna reazione verso il bambino
che esprime gioia, dolore e bisogni di gesti affettuosi, succede che il figlio
comincerà ad evitare di comunicarle e successivamente anche di provarle. I
sentimenti verranno così apertamente sconfortati dai genitori da portarlo ad un
punto nel quale il bambino non tenterà più di fare richieste emotive o di
esprimerle. Le conseguenze di questo atteggiamento si verificano poi nell’età
adulta quando il soggetto potrà diventare completamente privo di empatia e con
l’incapacità di entrare in contatto o in sintonia con il prossimo. Nelle
situazioni più gravi, come ad esempio persone che compiono atti di natura
criminale, l’empatia è assente in quanto non riescono a comprendere il male che
possono provocare negli altri.
Fonte: “Il libro delle emozioni” di Umberto Galimberti

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