domenica 17 maggio 2026

Albert Einstein e il pensiero di Dio

Nel 1922 all’università di Berlino il corso di fisica era il più seguito della facoltà perché il professore era Albert Einstein. Infatti, nel 1919 fu convalidata la sua “Teoria della relatività generale” e nel 1921 ricevette il premio Nobel per la fisica. Non servono presentazioni per un mostro sacro come lui. Una sera, al termine della lezione, una sua studentessa si avvicinò alla cattedra per rivolgergli una domanda: “Professore, che cosa cerca nelle sue equazioni?”. Einstein rispose così: “Voglio sapere come Dio ha creato l’universo. Non mi interessa il singolo fenomeno o il singolo particolare. Ciò che voglio conoscere è il pensiero di Dio”. L’aneddoto è tratto dal magnifico libro che consiglio caldamente di leggere: Dio la scienza le prove di Michel-Yves Bollorè e Oliver Bonnassies.



La frase fece il giro della Germania che all’epoca, anche se il nazismo non era ancora radicato, mise nervosismi all’interno del partito nazionalsocialista. Infatti, le correnti politiche di quel periodo erano contrari ai sostenitori delle teorie evoluzionistiche dell’universo. Addirittura, Albert Einstein ricevette a casa delle lettere minatorie. Le equazioni che descrivono la “Teoria della Relatività” tracciano un universo che non è immobile, ma in espansione. Lo spazio si espande, le galassie si allontanano e tutto ciò fa pensare che l’universo ha avuto un punto di origine. La “Teoria della Relatività generale” spiega in modo specifico e rivoluzionario il ruolo della forza di gravità. E’ possibile approfondire questo aspetto al sito dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.

Immagine generata con Google Gemini

Albert Einstein con la risposta data alla sua allieva universitaria aveva mescolato Dio alla Scienza. Il suo pensiero ero volto ad una forma di credo cosmico, nel quale un’immensa energia rendeva armonioso tutto l’universo. Il fisico era lontano dall’immagine del Dio delle Sacre Scritture. Era invece propenso a cercare il suo pensiero nella perfezione dello spazio. Nel 1956, Einstein scrisse una lettera al matematico Maurice Solovine nella quale troviamo un’interessante affermazione: “È qui che compare il sentimento del ‘miracoloso’ che cresce sempre più con lo sviluppo della nostra conoscenza. E qui sta il punto debole dei positivisti e degli atei di professione, che si sentono paghi per la coscienza di avere con successo non solo liberato il mondo da Dio, ma persino di averlo privato dei miracoli”. Puoi visitare il sito Star Magazine per leggere il seguito della lettera. I miracoli di cui parla Einstein si riferiscono alla profonda bellezza e misteri racchiusi nell’energia cosmica. Come non inchinarsi a tale profondità e insondabilità?

Nel 1929 Einstein dichiarò in un intervista al “Saturday Evening Postun giornale americano che era affascinato dalla figura del Nazareno: Sono affascinato dalla figura luminosa del Nazareno. Nessuno può leggere i Vangeli senza sentire la presenza attuale di Gesù. La sua personalità pulsa ad ogni parola. Nessun mito può mai essere riempito di una tale vita».


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