Nel 1922
all’università di Berlino il corso di fisica era il più seguito della facoltà perché
il professore era Albert Einstein. Infatti, nel 1919 fu convalidata la
sua “Teoria della relatività generale” e nel 1921 ricevette il premio Nobel per
la fisica. Non servono presentazioni per un mostro sacro come lui. Una sera, al
termine della lezione, una sua studentessa si avvicinò alla cattedra per
rivolgergli una domanda: “Professore, che
cosa cerca nelle sue equazioni?”. Einstein rispose così: “Voglio sapere come Dio ha creato l’universo.
Non mi interessa il singolo fenomeno o il singolo particolare. Ciò che voglio
conoscere è il pensiero di Dio”. L’aneddoto è tratto dal magnifico libro che consiglio caldamente di leggere: “Dio la scienza le prove” di Michel-Yves
Bollorè e Oliver Bonnassies.
La frase fece il giro
della Germania che all’epoca, anche se il nazismo non era ancora radicato, mise
nervosismi all’interno del partito nazionalsocialista. Infatti, le correnti
politiche di quel periodo erano contrari ai sostenitori delle teorie
evoluzionistiche dell’universo. Addirittura, Albert Einstein ricevette a
casa delle lettere minatorie. Le equazioni che descrivono la “Teoria della
Relatività” tracciano un universo che non è immobile, ma in espansione. Lo
spazio si espande, le galassie si allontanano e tutto ciò fa pensare che l’universo
ha avuto un punto di origine. La “Teoria della Relatività generale” spiega in
modo specifico e rivoluzionario il ruolo della forza di gravità. E’ possibile approfondire
questo aspetto al sito dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.
Immagine generata con Google Gemini
Albert Einstein con la risposta data alla sua
allieva universitaria aveva mescolato Dio alla Scienza. Il suo pensiero ero
volto ad una forma di credo cosmico, nel quale un’immensa energia rendeva
armonioso tutto l’universo. Il fisico era lontano dall’immagine del Dio delle
Sacre Scritture. Era invece propenso a cercare il suo pensiero nella perfezione
dello spazio. Nel 1956, Einstein scrisse una lettera al matematico Maurice
Solovine nella quale troviamo un’interessante affermazione: “È qui che compare il sentimento del
‘miracoloso’ che cresce sempre più con lo sviluppo della nostra conoscenza. E
qui sta il punto debole dei positivisti e degli atei di professione, che si
sentono paghi per la coscienza di avere con successo non solo liberato il mondo
da Dio, ma persino di averlo privato dei miracoli”. Puoi visitare il sito
Star Magazineper
leggere il seguito della lettera. I miracoli di cui parla Einstein si
riferiscono alla profonda bellezza e misteri racchiusi nell’energia cosmica.
Come non inchinarsi a tale profondità e insondabilità?
Nel 1929
Einstein dichiarò in un intervista al “Saturday Evening Post” un
giornale americano che era affascinato dalla figura del Nazareno: “Sono affascinato dalla figura luminosa del Nazareno. Nessuno può
leggere i Vangeli senza sentire la presenza attuale di Gesù. La sua personalità
pulsa ad ogni parola. Nessun mito può mai essere riempito di una tale vita».
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