giovedì 30 aprile 2026

Mosè è stato prelevato da una macchina volante

Nell’antico testamento, Mosè è uno dei personaggi chiave del testo in quanto condottiero dell’ebraismo. Egli ha guidato gli ebrei verso la Terra Promessa ed ha ricevuto i Dieci Comandamenti da Dio sul monte Sinai. Mauro Biglino, scrittore e traduttore italiano noto per le sue teorie revisioniste sulla Bibbia. Ha collaborato con le Edizioni San Paolo e afferma che i testi biblici non parlino di un Dio spirituale, ma di alieni (Elohim) che hanno manipolato l'uomo, proponendo un'interpretazione letterale vicina alla teoria degli antichi astronauti. Egli si definisce studioso di lingue antiche e traduttore di ebraico biblico. In passato ha tradotto 19 libri dell'Antico Testamento per le Edizioni San Paolo.

Nel suo libro “Antico e Nuovo Testamento Libri senza Dio” l’autore afferma che Mosè potrebbe essere stato prelevato da una macchina volante, esattamente com’è accaduto a Enoch.

“Come sappiamo dalla Bibbia, Mosè se ne andò a morire avendo programmato la sua dipartita e lo stesso testo ci informa del fatto che nessuno sa dove si trovi il suo sepolcro. Quando Mosè si intratteneva ancora con Eleazaro e Giosuè, improvvisamente scese su di lui una nube ed egli scomparve in una valle”.

Scrive ancora Biglino: “Questo racconto, con l’assenza del luogo di sepoltura, induce a pensare che Mosè abbia avuto lo stesso trattamento di Enoch ed Elia, che furono concretamente prelevati dagli Elohim sulle loro macchine volanti che la Bibbia identifica con vari nomi quali nubi, colonna di fuoco e cilindro volante. Gli oggetti volanti tornano costantemente a dispetto di ogni tentativo di negarne la presenza presentandola come frutto di visioni mistiche o di fenomeni allucinatori”.

Nel nuovo Nuovo Testamento troviamo un passaggio relativo a Enoch: "Per fede Enoch fu trasportato via, in modo da non vedere la morte; e non lo si trovò più, perché Dio lo aveva portato via. Prima infatti di essere trasportato via, ricevette la testimonianza di essere stato gradito a Dio”. Mentre nell’Antico Testamento viene riportato quanto segue: “E la gente vide, ma non riuscì a comprendere come Enoch fosse stato prelevato. Coloro che avevano assistito a questo evento fecero ritorno alle loro abitazioni glorificando Dio. E Matusalemme e i suoi fratelli (i figli di Enoch) si affrettarono a erigere un altare nel luogo da dove Enoch era stato portato in cielo.”



Elohim è il nome che troviamo nell’antico testamento, attribuito alla divinità, ovvero al titolo del Dio di Israele. Nella religione cristiana è letteralmente tradotto con “Dio”. Il termine è plurale, ovvero gli Elohim anche se si riferisce ad una entità singola. Il plurale viene utilizzato per esaltare la grandezza di Dio. Anche Mosè e Davide vengono chiamati Elohim, ma per intendere il significato di “legislatore”. Molti studiosi sono concordi nel significato del termine. Invece, Mauro Biglino, considera il significato di “legislatore” improprio in quanto considera che: “Se fossero stati normali uomini con funzioni di “legislatori, giudici o ministri”, sarebbe stato necessario ricordare una simile ovvietà”?

Biglino traduce la parola Elohim con il significato di “Dio”, mentre la parola Yahweh è il nome proprio. Secondo Mauro Biglino, gli Elohim nelle funzioni e nei poteri esercitati, avevano le stesse prerogative e caratteristiche di Yahweh, perché appartenevano allo stesso gruppo di origine. Tratto dal libro: “La Bibbia non è un libro sacro” di Mauro Biglino.



mercoledì 29 aprile 2026

Baalbek, un antica costruzione da oltre 1000 tonnellate

Il sito archeologico di Baalbek si trova a circa 65 Km dalla capitale Beirut in Libano. Si tratta di una rovina molto antica e misteriosa che presenta un’architettura davvero molto particolare. La sua storia risale al 2000 a.C. quando era abitata dai Cananei, ovvero i Fenici che ersero diversi altari e santuari alla loro divinità Baal. Le fondamenta del sito archeologico sono composte da blocchi di pietra enormi, con dimensioni incredibili, impossibili da movimentare, senza la tecnologia odierna.  





La base della costruzione è imponente in quanto è composta da tre blocchi lunghi 20 metri ciascuno, con un’altezza di circa 5 metri e dal peso di oltre 1000 tonnellate. Questa piattaforma ha ulteriori blocchi, sempre in pietra, posizionati a 7 metri di altezza e dal peso di 400 tonnellate. L’edificazione e l’incastro sono visibilmente impeccabili. Un’antica popolazione, come quella dei Fenici, vissuta 2000 anni prima di Cristo, può essere stata in grado di compiere tale grandezza, senza l’ausilio di tecnologie ingegneristiche? Oppure l’opera può essere il frutto di una civiltà avanzata che “guidava” verso la realizzazione?



Diversi studiosi hanno avanzato delle ipotesi relativamente al trasporto e alla lavorazione dei monoliti. Grazie a meccanismi caratterizzati da leve, ruote e tronchi d’albero sarebbe possibile dare una spiegazione alla realizzazione di Baalbek. In ogni caso, le teorie potrebbero essere opinabili, considerando il peso smisurato dei blocchi di pietra, l’enormità e i posizionamenti in altezza. Volendo ricreare la stessa opera, ai giorni nostri e con le nostre conoscenze ingegneristiche, si incontrerebbero non poche difficoltà. Certamente, il sito archeologico di Baalbek non è l’unica costruzione avvolta in un alone di mistero. Basti pensare, ad esempio, alle piramidi degli antichi egizi per fare ulteriori riflessioni.



Testimonianza di fede di Riccardo Braglia, la storia della sua malattia

Una testimonianza di fede e un cammino verso la rinascita dell’anima. Si tratta della vicenda di Riccardo Braglia, un imprenditore che opera nel settore farmaceutico. Egli ha raccontato la sua storia in un libro dal titolo “Il cammino nel deserto” che narra come la sua vita sia cambiata per sempre. Nel dicembre 2021 Riccardo Braglia viene ricoverato in ospedale per eseguire un intervento al tendine del quadricipite. In realtà, la sua problematica non è la gamba; e proprio in quel contesto scopre di avere la leucemia mieloide acuta. Riccardo ha un tumore e vede la sua vita crollare davanti agli occhi.



“Il cammino nel deserto” è un libro autobiografico che entra in profondità nello spirito, nel corpo e nella forza di attraversare la malattia. La sua esperienza, purtroppo comune a molte persone, apre le porte verso il coraggio di affrontare il tumore e verso una rinascita della fede. Oggi Riccardo Braglia è un uomo nuovo che ha scoperto la speranza e l’affidarsi completamente a Dio anche nella totalità della disperazione.

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martedì 28 aprile 2026

Amore, la persona giusta non beve

Se sei ancora single e stai cercando l’uomo o la donna della tua vita, l’amore che sempre sognavi, escludi categoricamente tutti coloro che arrivano ad un appuntamento ubriachi o dopo l’aperitivo pesante con gli amici. Se frequentate una persona che ha lo scopo di soddisfare un incontro intimo, sappiate che se la maggior parte delle volte si presenta alterata dai fumi dell’alcool, non è giusta per una storia d’amore. Potete trattarla come un’amicizia di letto, ma state attenti a non innamorarvi, perché vi farà soffrire. Il motivo è abbastanza semplice.


Le persone alticce o fumate non hanno, nel momento dell’uso dell’alcool, la capacità di un contatto reale con i propri sentimenti quelli degli altri. Avere bisogno d’affetto o d’intimità non giustifica il fatto che si possa scendere a compromessi con soggetti che fondamentalmente, non vogliono impegnarsi, ma soltanto divertirsi. Bisogna avere piena coscienza di chi abbiamo di fronte. Ricordiamoci che ci meritiamo una persona che possa apprezzare tutti i nostri lati, da sobri. E’ sempre bene avere una relazione con chi ha piena capacità delle proprie facoltà e che possa affrontare ogni cosa e soprattutto problemi vari, senza ricorrere a sostanze che alterano la lucidità. Ovviamente c’è una grande distinzione tra chi beve un paio di calici ad una festa e chi ne fa un abuso. Siamo perfettamente in grado di comprendere la differenza.

Se viene a letto con te dopo una gran bella bevuta può aver degli scopi ben precisi e vari quali fare ginnastica, divertirsi, chiudere la serata al meglio; l’altro/a non era disponibile, smaltire la sbornia e non sapere dove altro andare. Queste parole, lo so, possono essere crude, ma dipingono la realtà dei fatti. Chi vi ama, vuole essere presente con il corpo e con la mente.  



La regola del silenzio, dal diario di Santa Faustina Kowalska

 La regola del silenzio. Dal diario di Santa Faustina Kowalska, I quaderno:

“Secondo il mio pensiero e la mia esperienza, la regola del silenzio dovrebbe essere al primo posto. Iddio non si dona ad un’anima ciarliera che come un fuco nell’alveare ronza molto, ma non produce miele. Un’anima che chiacchiera molto è vuota al suo interno. Non ha né virtù fondamentali, né intimità con Dio. Non è il caso di parlare di una vita più profonda, della soave pace e tranquillità nella quale abita Iddio. Un’anima che non ha gustato la dolcezza della quiete interiore, è uno spirito inquieto; e turba la tranquillità degli altri. Ho visto molte anime negli abissi infernali per non aver osservato il silenzio. Loro stesse me l’hanno detto quando ho chiesto loro quale era stata la causa della loro rovina”.



“Nella lingua c’è la vita, ma anche la morte. E talvolta con la lingua uccidiamo, commettiamo dei veri omicidi; e possiamo ancora considerare ciò una piccola cosa? Per la verità non riesco a comprendere tali coscienze”.



lunedì 27 aprile 2026

Il Tempo, Stephen Hawking e la legge di Murphy

Il tempo è una dimensione, una grandezza fisica fondamentale che misura l’ordine degli eventi permettendo di metterli nell’ordine di prima, dopo o durante. In altre parole, di passato, presente e futuro. In fisica, viene descritta come una risorsa irreversibile con direzione verso il futuro. La percezione del tempo si modifica in base a come viene misurata, ovvero può essere lineare se guardiamo un orologio, circolare quando è concepita in base a cicli; e interiore, cioè in base alla percezione dell’essere umano. Il tempo è relativo, secondo la teoria di Einstein, infatti, non scorre uniformemente per tutti.



Perché il tempo procede sempre verso il futuro? Perché la sua direzione è quella di andare avanti e non indietro? A queste domande risponde nel suo libro “La teoria del tuttoStephen Hawking. Il tempo scorre in avanti perché se andasse verso il passato “sarebbe un comportamento proibito dalla seconda legge della termodinamica, secondo la quale, al passare del tempo, il disordine (o entropia) è sempre destinato ad aumentare. Si tratta, in altri termini della Legge di Murphy: le cose vanno sempre per il peggio. In altre parole, una tazza integra sul tavolo rappresenta uno stato altamente ordinato, mentre una tazza frantumata sul pavimento rappresenta uno stato disordinato. E’ quindi possibile passare dalla tazza integra sul tavolo in passato, alla tazza rotta sul pavimento in futuro, ma non viceversa.”

La legge di Murphy è stata concepita dall’ingegnere Edward Murphy per spiegare l’accadimento di eventi imprevisti in un dato momento possibile. E’ un concetto pessimistico che dice: “tutto ciò che può accadere, accadrà”.

La direzione incontrastabile del tempo, cioè verso il futuro è conosciuta come “freccia del tempo”. Esistono tre diverse frecce del tempo: la freccia del tempo termodinamica, psicologica e cosmologica. Quella termodinamica indica la direzione in cui il disordine viene ad aumentare (esempio della tazza rotta); quella psicologica si riferisce alla direzione in cui noi percepiamo il passaggio del tempo avendo coscienza del passato ma non del futuro; e infine quella cosmologica è la direzione del tempo in ci l’universo si espande anziché contrarsi.

Stephen Hawking sostiene che la freccia psicologica è determinata da quella termodinamica e che queste due frecce puntano sempre nella stessa direzione. “Solo quando esse puntano nella stessa direzione della freccia cosmologica, possono esistere degli esseri intelligenti in grado di porsi la domanda: perché il disordine aumenta nella stessa direzione del tempo in cui l’universo si espande?”.

domenica 26 aprile 2026

Antico Testamento, chi è Enoch

 Enoch nell’antico testamento è uno dei personaggi più misteriosi e vicini a Dio. Egli è vissuto prima del diluvio universale ed è il sesto discendente diretto di Adamo ed Eva, nella linea di Set. Fu il primo patriarca dopo Adamo. Enoch visse per 365 e “camminò con Dio”. Poi sparì perché Iddio lo prese. Il Signore gli ha consentito di sedere alla sua sinistra, accanto all’arcangelo Gabriele e gli spiegò come erano stati creati il Cielo e la Terra e tutto ciò che vi è sopra. Poi il Signore gli disse che lo avrebbe riportato sulla Terra così da raccontare ai propri figli quanto aveva imparato e dar loro libri scritti di suo pugno affiché passassero di generazione in generazione. Ma la permanenza di Enoch sulla Terra è stata breve, di appena trenta giorni. Dopo il Signore, mandò il suo angelo a prenderlo.



Così lo si ritrova anche nel Nuovo Testamento: "Per fede Enoch fu trasportato via, in modo da non vedere la morte; e non lo si trovò più, perché Dio lo aveva portato via. Prima infatti di essere trasportato via, ricevette la testimonianza di essere stato gradito a Dio”.



Enoch prima della sua ascesa al cielo, raccontò ai figli la sua esperienza e descrisse le stelle, il sole, i cambiamenti delle stagioni, i solstizi e gli equinozi e gli altri segreti del calendario. Poi disse ai suoi figli di seguire tutti i comandamenti del Signore e di essere pazienti e gentili con il prossimo. Alla fine del Libro di Enoch è riportato che la sua ascesa è avvenuta esattamente nel giorno e nell’ora in cui era nato, all’età di 365 anni.

“E la gente vide, ma non riuscì a comprendere come Enoch fosse stato prelevato. Coloro che avevano assistito a questo evento fecero ritorno alle loro abitazioni glorificando Dio. E Matusalemme e i suoi fratelli (i figli di Enoch) si affrettarono a erigere un altare nel luogo da dove Enoch era stato portato in cielo.”

Comportamento umano, i segnali di una delusione

Il nostro più caro collega, quello che credevamo un vero umico, ci ha messo lo sgambetto. Rimaniamo delusi, offesi, non ci siamo accorti che lui era un’altra persona, non quella che noi credevamo. Pensiamo sia cambiato? Oppure eravamo noi a vederlo con occhi non veritieri? Sapevamo che istintivamente qualcosa non andava oppure non ci siamo resi conto di niente? Eppure il caro amico collega ha operato nella penombra contro di noi, nei sotterranei, senza che ci accorgessimo di nulla.

Le persone non si comportano sempre in modo coerente. Quando percepiamo i primi segnali di arricciamento su alcuni modi di fare, dobbiamo iniziare a porci delle domande. Chiaramente, le modalità umane sono interpretabili su larga scala. Ho fatto l’esempio di un collega, ma potrebbe essere tranquillamente un amore o un’amicizia. Per non rimanere delusi, le aspettative devono restare basse. Esistono episodi che ci fanno istintivamente pensare e che quindi seminano dubbi e altri atteggiamenti che invece non hanno importanza. Comprendere e dare il giusto peso è il nostro compito. L’impressione è spesso quella di trovarsi davanti ad un fatto totalmente imprevedibile, mentre riflettendoci profondamente, avremmo potuto capire che non lo è affatto. Dobbiamo renderci conto, che non abbiamo saputo leggere i deboli segnali che ci inviava l’altro, come fossero gli iniziali sintomi di una malattia.



Se non siamo attenti ai comportamenti di chi lavora con noi o di chi è vicino alle nostre vite, ci metteremo in casa un nemico che agirà alle nostre spalle e noi inconsapevoli continueremo a stimarlo e a dargli interesse. E’ importante studiare gli atteggiamenti e solo in seguito dare vera fiducia. Non aspettiamoci mai niente, altrimenti rimarremo delusi. Naturalmente, abbiamo anche casi positivi nella nostra esistenza, persone su cui poter contare e che sono veri amici. Ma da quanto tempo li conoscete? Spesso sono amici d’infanzia e raramente s’incontrano. Per tutti coloro che li hanno, teneteveli stretti!

Risurrezione di Lazzaro

Nella città di Betania, a pochi chilometri da Gerusalemme, si è compiuto uno degli eventi più drammatici e carichi di speranza della storia biblica: “la risurrezione di Lazzaro”. Si tratta di uno dei miracoli più straordinari di Gesù. Il legame tra Gesù, Lazzaro e le sue sorelle, Marta e Maria, ci mostra il lato umano della figura del Cristo. Gesù si reca a Betania non solo come Maestro, ma come un amico che condivide il dolore della perdita di Lazzaro.



Giovanni l’evangelista annota un dettaglio brevissimo ma potente: "Gesù pianse". In queste due parole risiede la solidarietà di Dio con la sofferenza umana. Gesù vive il lutto, mostrandoci che la fede non nega il dolore, ma lo accoglie. Il cuore del racconto risiede nel dialogo tra Gesù e Marta. In un momento di disperazione, Gesù pronuncia una delle affermazioni più rivoluzionarie di sempre:

"Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno."



Questa frase è la promessa di una vita spirituale che la morte non può toccare.

Era allora malato un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella. Maria era quella che aveva cosparso di olio profumato il Signore e gli aveva asciugato i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, il tuo amico è malato». 

 All'udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio, perché per essa il Figlio di Dio venga glorificato».  Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro. Quand'ebbe dunque sentito che era malato, si trattenne due giorni nel luogo dove si trovava.  Poi, disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?».  Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo;  ma se invece uno cammina di notte, inciampa, perché gli manca la luce».  Così parlò e poi soggiunse loro: «Il nostro amico Lazzaro s'è addormentato; ma io vado a svegliarlo».  Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se s'è addormentato, guarirà».  Gesù parlava della morte di lui, essi invece pensarono che si riferisse al riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto  e io sono contento per voi di non essere stato là, perché voi crediate. Orsù, andiamo da lui!».  Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse ai condiscepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».

Venne dunque Gesù e trovò Lazzaro che era gia da quattro giorni nel sepolcro.  Betània distava da Gerusalemme meno di due miglia  e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria per consolarle per il loro fratello. Marta dunque, come seppe che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa.  Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!  Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà».  Gesù le disse: «Tuo fratello risusciterà».  Gli rispose Marta: «So che risusciterà nell'ultimo giorno».  Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà;  chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?».  Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo».

Dopo queste parole se ne andò a chiamare di nascosto Maria, sua sorella, dicendo: «Il Maestro è qui e ti chiama».  Quella, udito ciò, si alzò in fretta e andò da lui.  Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei che erano in casa con lei a consolarla, quando videro Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono pensando: «Va al sepolcro per piangere là».  Maria, dunque, quando giunse dov'era Gesù, vistolo si gettò ai suoi piedi dicendo: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!».  Gesù allora quando la vide piangere e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente, si turbò e disse:  «Dove l'avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Vedi come lo amava!».  Ma alcuni di loro dissero: «Costui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva anche far sì che questi non morisse?».

 Intanto Gesù, ancora profondamente commosso, si recò al sepolcro; era una grotta e contro vi era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, gia manda cattivo odore, poiché è di quattro giorni».  Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato.  Io sapevo che sempre mi dai ascolto, ma l'ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato».  E, detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!».  Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario. Gesù disse loro: «Scioglietelo e lasciatelo andare». Leggi il Vangelo

Antico Testamento, chi sono gli Elohim

Elohim è il nome che troviamo nell’antico testamento, attribuito alla divinità, ovvero al titolo del Dio di Israele. Nella religione cristiana è letteralmente tradotto con “Dio”. Il termine è plurale, ovvero gli Elohim anche se si riferisce ad una entità singola. Il plurale viene utilizzato per esaltare la grandezza di Dio. Anche Mosè e Davide vengono chiamati Elohim, ma per intendere il significato di “legislatore”. Molti studiosi sono concordi nel significato del termine. Esistono poi correnti alternative che interpretano la Bibbia e i suoi significati in modo diverso. Tra i principali fautori di correnti alternative c’è Mauro Biglino.

 



Infatti Biglino, considera il significato di “legislatore” improprio in quanto considera che: “Se fossero stati normali uomini con funzioni di “legislatori, giudici o ministri”, sarebbe stato necessario ricordare una simile ovvietà”?

Ma chi è Mauro Biglino?

E’ uno scrittore e traduttore italiano noto per le sue teorie revisioniste sulla Bibbia. Ha collaborato con le Edizioni San Paolo e afferma che i testi biblici non parlino di un Dio spirituale, ma di alieni (Elohim) che hanno manipolato l'uomo, proponendo un'interpretazione letterale vicina alla teoria degli antichi astronauti. Egli si definisce studioso di lingue antiche e traduttore di ebraico biblico. In passato ha tradotto 19 libri dell'Antico Testamento per le Edizioni San Paolo.

 

Ho letto diversi libri di Mauro Biglino e sono molto interessanti. L’autore stesso afferma che non ha alcuna intenzione di convincere o meno dell’esistenza di Dio e non ha nulla a che vedere con la fede. Biglino si limita a tradurre e interpretare in maniera letterale ciò che è riportato sull’Antico Testamento. Molte traduzioni cristiane invece si basano sulla reinterpretazione del testo e sul volergli dare un significato in base a concetti predisposti. Ad esempio Biglino traduce la parola Elohim con il significato di “Dio”, mentre la parola Yahweh è il nome proprio. Secondo Mauro Biglino, gli Elohim “nelle funzioni e nei poteri esercitati, avevano le stesse prerogative e caratteristiche di Yahweh, perché appartenevano allo stesso gruppo di origine”. Tratto dal libro: “La Bibbia non è un libro sacro” di Mauro Biglino


Adolescenza, come aiutare i figli

 

L’adolescenza è la fase della vita che intercorre tra i 15 e i 18 anni. Si tratta di un periodo “critico” per molti giovani in quanto attraversano delle fasi di crescita in cui non si è caratterialmente abbastanza strutturati per affrontare le nuove problematiche che si presentano. A partire dall’amore, le amicizie, i cambiamenti del corpo, gli impegni scolastici e per alcuni lavorativi. Se i genitori non sono abbastanza presenti, il rischio è che i ragazzi/e prendano strade sbagliate o  addirittura che possano subire momenti di depressione che si portano dietro fino all’età adulta.

L'adolescenza è quel particolare momento in cui un persona entra in una vera e propria ristrutturazione del sé dove è difficile gestire emozioni e reazioni. L’equilibrio famigliare in queste fondamentali fasi è decisivo per permettere all’adolescente di non fare scelte errate. Quanti di noi, se potessimo tornare indietro, farebbero e prenderebbero decisioni completamente diverse? Mettiamoci nei panni dei giovani di oggi e cerchiamo di capire se effettivamente hanno delle basi solide all’interno delle quattro mura di casa. Cosa non funziona nei rapporti tra genitori e figli?

Come prima riflessione, i genitori vorrebbero che i figli assumessero dei comportamenti atti a rispettarli e spesso avvertono il bisogno di effettuare un controllo sulla vita. Ma i ragazzi non devono modificare se stessi affinché possano piacere alla mamma oppure al papà in quanto non sarebbero più loro stessi. Se ad esempio, un ragazzo sviluppa la passione per gli scacchi e il genitore non desidera questo per lui, perché obbligarlo a smettere? Ovviamente le correnti dei figli devono essere tutte volte al bene, altrimenti strade quali droga, furti e altro del genere, vanno immediatamente bloccate. Per poter indirizzare bene i figli occorre il dialogo, un buon rapporto e l’ascolto. Non dobbiamo giudicare gli errori e invece dobbiamo premiare le vittorie.

Ricordo di essermi diplomata con tanto impegno, ho studiato e superato lo scoglio dell’esame di Stato. Ho passato giornate e nottate sui libri, ho parlato con gli insegnanti per comprendere meglio come pormi nella sessione orale. Sono stati tre mesi importanti e quando finalmente sono uscita dall’aula della commissione, mi sentivo libera e felice. Avevo chiuso un capitolo e si aprivano per me nuovi orizzonti. Tornai a casa da scuola e mia madre non mi chiese neanche “Com’è andata?”. Notai una certa indifferenza. Le dissi che avevo superato l’esame e mi rispose solo: “Ok, bene”. Senza entusiasmo, senza un abbraccio, senza un brava. Mio fratello e mio padre erano fuori per lavoro. Tutto passò così, completamente inosservato. Ho impiegato tanto tempo per perdonare questi atteggiamenti che nella mia vita si sono ripetuti in più occasioni. In età adulta, ho scoperto il significato di “disfunzionale” e mi sono risposta ad alcune domande.



Ecco, questo è solo un piccolo esempio che può farvi capire a cosa dare la giusta importanza. I figli hanno bisogno di esprimersi, di parlare dei loro stati d’animo senza avere paura. Hanno bisogno di essere seguiti e amati per come sono, anche se sbagliano e vi fanno arrabbiare. Non vi hanno chiesto loro di venire al mondo ed è per questo che la responsabilità del genitore va oltre ai beni materiali. Si, ci vogliono e bisogna farli stare bene. Ma la cosa più importante è aiutarli a costruire un sé migliore che permetta di andare avanti nella vita anche senza di voi. Aiutateli a camminare sulle proprie gambe, sulla retta via.



Interiorità umana e fede

 

Incominciai a preferire la dottrina cattolica, anche perché la trovavo più equilibrata e assolutamente sincera nel prescrivere una fede senza dimostrazioni, che a volte ci sono, ma non sono per tutti, altre volte non ci sono affatto. Signore, ora il mio cuore lentamente prendeva forma. Tu mi facesti considerare l’incalcolabile numero dei fatti a cui credevo senza vederli, senza assistere al loro svolgimento, quale la moltitudine degli eventi storici, delle notizie di luoghi e città mai visitate di persona, delle cose per cui necessariamente, se vogliamo agire comunque nella vita, diamo credito agli amici, ai medici, a persone di ogni genere; e infine come ero saldamente certo dell’identità dei miei genitori, benché nulla potessi saperne senza prestare fede a ciò che udivo”. Tratto da “Confessioni” di Sant’Agostino.



Egli è vissuto tra il 354 e il 430 d.C. Si tratta di una figura molto importante della storia e della filosofia occidentale perché ha saputo unire fede e ragione. In altre parole non credeva in un conflitto tra i due concetti; bensì li considerava come fattori utili per raggiungere la verità. In sostanza, la fede è utile per comprendere e la ragione è fondamentale per credere. Sant’Agostino è stato inoltre uno dei primi filosofi a studiare l’interiorità umana. Infatti, sosteneva che il metodo per la ricerca della fede doveva partire dal sé, da dentro di noi. Tra le sue celebre frasi: "Non uscire fuori di te, torna in te stesso: la verità abita nell'uomo interiore".

sabato 25 aprile 2026

Amore per se stessi

 

Volersi bene, amarsi, per molti di noi è difficile. Mentre per altri, quali i narcisisti o i caratteri che hanno una certa sicurezza innata è più facile o naturale. Ovviamente, cerchiamo di fare una riflessione su tutti coloro che hanno difficoltà a convivere con se stessi. Le storie del nostro passato nascondono dolore e sensi di colpa per azioni che sul momento ci sembravano giuste, ma poi con il trascorrere del tempo, ci siamo resi conto che potevamo gestirla meglio. Amarsi dal punto di vista caratteriale non è semplice. Soprattutto perché ci auto infliggiamo colpe. La prima cosa da fare è perdonarsi. L’ignoranza del tempo che fu ci è servita ad arrivare esattamente dove siamo adesso, nel bene e nel male, e probabilmente è proprio così che dovevano andare le nostre cose nella vita. In qualsiasi punto siamo ora, il tutto è servito per diventare le persone di adesso. Possiamo chiedere perdono all’universo per ciò che siamo stati, ma possiamo anche, solo con il nostro impegno, diventare ciò che vogliamo. L’unica strada da percorrere è l’accettazione.  



Da questo momento, siamo noi gli artefici dei nostri comportamenti. Da domani svegliati e amati, dai libero sfogo all’amore per te stesso, perché nessun’altro ti amerà tanto come puoi fare tu stesso. Accetta tutto ciò che di sbagliato hai fatto, perdonati e riparti da zero. Amando noi stessi, ameremo meglio anche gli altri. Dobbiamo smetterla di lamentarci e fare la guerra con il mondo. Dobbiamo conoscere i nostri lati migliori e peggiori ed accettare che possiamo cambiare perché siamo noi a governare gli istinti. Amare noi stessi è la chiave per produrre un cambiamento significativo nelle nostre vite. Impariamo a prenderci qualche minuto della nostra giornata per guardarci dentro, per ritrovare la serenità che la frenesia della vita ci toglie. Qualche istante del nostro tempo quotidiano ci aiuteranno a ristabilire la calma.



venerdì 24 aprile 2026

Il nostro tempo, dobbiamo esserne avari

 

I più splendidi ingegni del passato, per quanto concordino tutti su questo argomento e lo diano per scontato, non finirebbero mai di stupirsene e di rilevare con meraviglia quanto sia ottusa e incoerente la mente degli uomini, i quali da un lato non permettono agli altri d’invadere le loro proprietà e se mai sorge la minima lite per questioni di confine come niente reagiscono a colpi di pietre o di spada, dall’altro gli consentono di entrare nella loro vita, anzi, di farne man bassa come se ne fossero i padroni, non sono disposti a dividere con nessuno il proprio denaro e poi distribuiscono la loro esistenza a centinaia di persone, tirchi coi propri beni materiali, prodighi del loro tempo, quando invece dovrebbero esserne avari.” Lo diceva Seneca nel 49 d.C. nel testo “L’arte di vivere a lungo”.

Indiscutibile la sua lungimiranza considerando che le sue parole sono attuali, nonostante il tempo trascorso. E’ forse nella natura umana l’incoerenza? Oppure l’evoluzione sociale va a rilento? Con pochi concetti, Seneca è riuscito a tradurre l’uomo nella sua modestia. Ulteriore riflessione è data dal seguente passo: “Ora che sei giunto al limite della vita umana, dato che hai cent’anni e forse più, torna un po’ indietro e calcola quanto di tutto questo tempo ti ha tolto un creditore, quanto l’amante, quanto  il tuo capo, quanto i tuoi dipendenti e i litigi con tua moglie, le punizioni inflitte alla servitù, l’andare in giro per la città a rendere visite di cortesia, e ancora tutti quegli accidenti che ti sei procurato con le tue stesse mani, nonché il tempo che hai lasciato inutilizzato: tira le somme e guarda quanto sono pochi gli anni in cui sei vissuto per te, di fronte a quelli che hai. Cerca poi di ricordare quante volte sei stato fermo nei tuoi propositi, quanti giorni ti sono trascorsi come avevi stabilito, quanto tempo hai dedicato a te stesso e quante volte è rimasto impassibile il tuo volto e intrepido il tuo animo, che cos’hai in concreto realizzato in così lungo tempo, quante persone ti hanno derubato della tua vita senza che tu nemmeno ti accorgessi di ciò che perdevi, quanto tempo ti hanno sottratto un dolore vano, una gioia stupida, un desiderio insaziabile, una conversazione frivola, e vedrai quanto poco ti è rimasto del tuo: comprenderai allora che pur con una vita così lunga la tua morte è precoce”.


mercoledì 22 aprile 2026

L'umore giusto, come iniziare bene la giornata

 

Ogni mattina, iniziare la giornata con positività è un fattore importante. I pensieri negativi che si scatenano involontariamente possono essere bloccati con la forza di volontà. Siamo noi a governare i pensieri e non il contrario. All’inizio potrà sembrare difficile, ma con una buona dose di pratica, la vita cambierà in meglio, anche quando tutto ci sembra nero. Ricordiamoci che a tutto ciò una soluzione, tranne una cosa. E il tempo che trascorre, spesso è nostro amico, soprattutto nelle situazioni più difficili.



Uno dei principali fattori che impedisce di iniziare bene la giornata è la predisposizione ad un cattivo umore. Personalmente, considerando le problematiche che la vita ci mette di fronte, c’è sempre chi sta peggio di noi e spesso quando ascoltiamo i guai degli altri, ci riprendiamo volentieri i nostri. Lo stato d’animo negativo oppure il dire “non sono in vena”, impediscono di cominciare qualsiasi progetto o lavoro che ci siamo prefissati. Non dobbiamo essere ostaggio dei nostri sbalzi d’umore, bensì dobbiamo prendere il controllo della nostra mente. Ho impiegato quarant’anni e la lettura di molti libri per auto guarirmi e posso assicurarvi che ad oggi, posso tranquillamente affermare che l’autocontrollo e l’essere grati di ciò che possediamo, sono le chiavi per la serenità.

Pensateci bene, la tristezza, la paranoia e sentimenti simili sono transitori e frutto di auto sabotaggi della mente che ci spingono a mollare. Questi momenti, non sono altro che reminiscenze delle difficoltà del passato. Possiamo combatterli con la razionalità e l’autocontrollo. Cambiare umore e guardare positivo è una decisione che dovete prendere adesso. Anche l’iniziativa di creare questo blog, è stato per me un punto che volevo fare da molto tempo, ma rimandavo continuamente. Grazie alla determinazione, oggi ho trovato la forza e il coraggio di mettermi in gioco. Non importa se questo sito avrà grandi visite o meno, la cosa importante per me è lasciare un messaggio di positività, di serenità e soprattutto della grande forza e dell’energia che abbiamo a disposizione nell’universo. Grazie alla fede, tutto cambierà in meglio. Cosa puoi leggere per organizzarti

Reincarnazione, il caso in India

 

Tratto dal libro di Roberto Giacobbo “Il ragionevole dubbio”.

L’autore intervista il professor Peter Fenwick, neuropsichiatra e neurofisiologo britannico, considerato una delle massime autorità mondiali nello studio della coscienza e delle esperienze ai confini della morte (NDE) relativamente al caso di reincarnazione di una bambina in India.

Il caso si è svolto nel Sud del Paese, in una famiglia modesta. “La bambina fino all’età di quattro anni si è comportata in maniera del tutto normale. All’improvviso ha cominciato a rivolgersi ai suoi genitori chiedendo loro di riportarla nella sua vera casa. Sorprendentemente, la bambina ha cominciato a raccontare una storia: parlava dei suoi due figli, del marito e descriveva ogni stanza di quella che doveva essere la sua abitazione.”



In seguito, i genitori, data l’insistenza della figlia, hanno compiuto delle ricerche e hanno effettivamente scoperto che esisteva davvero, nel Nord dell’India, una famiglia esistente con il nome riferito dalla bambina. “Con l’accordo di entrambe le famiglie, la piccola è stata portata nella casa della donna defunta” e con grande sorpresa è riuscita a rispondere a tutte le domande, comprese quelle più insidiose e che nascondevano trappole.

E’ un possibile caso di reincarnazione?



In merito alla reincarnazione, Roberto Giacobbo nel suo libro pone alcune domande interessanti al professor Peter Fenwick tra le quali: “Professore, lei ha appena finito di scrivere un libro sulla reincarnazione. La sua fede è rimasta la stessa?” Fenwick risponde: “Le mie convinzioni sulla reincarnazione sono complesse, perché gli stessi dati possono essere interpretati in molti modi. Lei mi domanda se il lavoro che stiamo facendo può cambiare le mie convinzioni sulla reincarnazione. Se arriveremo a dimostrare che la mente e il cervello sono separati, sapremo per certo che la coscienza può continuare oltre la vita. Se saremo in grado di dimostrarlo, tutta l’idea buddhista della rincarnazione diventerebbe una possibilità concreta.  Ma il primo passo è stabilire se la mente e il cervello siano o no la stessa cosa”. Dove posso comprare il libro di Roberto Giacobbo?

martedì 21 aprile 2026

L' amore è luce, il senso della vita

 “Mi rendo conto che la prima creatura di Dio fu senz’altro la luce. La luce è vita, è segno del tempo, è saggezza. Lo dice in pochi versi Hermann Hesse”:

“La grande luce che ci accompagna non finirà mai se la teniamo accesa e la luce ha bisogno solo d’amore, di un grande infinito amore, per non spegnersi”“Il fiume della vita” di Romano Battaglia



Perché l’amore muove ogni cosa nell’universo? Quali sono le correnti di pensiero relative a questo concetto? L’amore è una forza motrice che si collega all’universo ed è un concetto che ritroviamo filosoficamente nei millenni e nelle concezioni religiose che si sono evolute nel tempo. Il concetto di “amore” non  s’intende nell’accezione sentimentale o romantica. Bensì si tratta di un principio concernente l’armonia, la comprensione e la coesione con tutto il sistema.

Il legame tra amore e universo è stato analizzato da diverse correnti tra le quali la filosofia greca dove l’amore spiegava la creazione dell’universo e della Terra e i suoi movimenti. Platone descriveva questo sentimento come qualcosa che ha la capacità di elevare l’anima dalla materia.




Aristotele invece, lo dichiarava come un “motore immobile” capace di muovere il mondo. Mentre Dante Alighieri scrisse: “L'amor che move il sole e l'altre stelle». Gli antichi non
erano lontani dall’essenza della vita. Anzi, è proprio questo il senso di tutto, lo scopo ultimo.

“Gli abitanti aspettano con ansia che nel cielo splenda la luna piena per poter raccogliere la sua luce e portarla nelle case“Il fiume della vita” di Romano Battaglia. In realtà, la luce è dentro di noi, dobbiamo solo trovarla, estrapolarla da noi stessi. La gran parte delle persone, vive una vita incosciente. In verità, solo affidandoci all’energia dell’universo, a Dio, possiamo trovare la pace che risiede in ognuno di noi. Dove acquistare il libro di Romano Battaglia "Il fiume della vita"